Demetrio Albertini analizza il momento del Milan dopo il clamoroso ribaltone: dalle responsabilità del fallimento ai giocatori da cui ripartire.

- Milano

Con i clamorosi ribaltoni avvenuti negli scorsi giorni in casa Milan, prende di fatto avvio un nuovo corso. Ma è difficile sbilanciarsi su quello che succederà nel breve periodo, anche perché è già complicato metabolizzare un finale di stagione così deludente, con la qualificazione in Champions sfumata all’ultima giornata. A questo si aggiunge il licenziamento in toto di tutto il board dirigenziale e dell’allenatore.

Demetrio Albertini, ex calciatore del Milan

A provare a dare una chiave di lettura ci ha pensato uno storico ex rossonero come Demetrio Albertini che, in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, ha commentato la situazione attuale cercando di spiegare cosa non abbia funzionato e soprattutto su cosa bisognerà cambiare in futuro. Ecco un estratto delle sue parole.

Le parole di Albertini

Se si aspettava un fallimento di questo tipo:“Mai nella vita. Quando arrivi a una vittoria dall’entrare tra le prime quattro e giochi in casa contro il Cagliari, se sei il Milan non puoi non raggiungere l’obiettivo. Evidentemente il primo e l’ultimo passo in una stagione sono i più difficili e riflettono il carattere della squadra”.

Se è deluso da Max Allegri:“Quando hai il match point e ti sei costruito la possibilità di arrivare in Champions, ma poi sbagli l’ultima gara, l’allenatore ha delle responsabilità. Anche perché l’andamento dell’ultimo mese è stato da retrocessione. Sono stati fatti degli errori e, se prima la squadra era andata oltre le sue possibilità, arrivare quinti con una rosa inferiore solo a quella dell’Inter è un fallimento”.

Su quante responsabilità abbiano i calciatori:“Tante perché in campo sono andati loro. Quando le cose hanno iniziato a non funzionare più e ci sono state voci di disaccordi nella società, i calciatori si sono creati degli alibi invece che lottare per invertire la tendenza negativa. Così non va bene. Rivoluzione nella rosa? Non è scarsa e gli elementi di valore ci sono. Certo, va rinforzata con gente che sappia come si vince, ma non credo sia da quinto posto. Assolutamente”.

Su Rafael Leao:“Sinceramente lo vedo fuori dal progetto. Per me Leao, se non è il migliore, è uno dei migliori del Milan, ma il contesto ambientale non è più adatto per lui. Se arrivasse una buona offerta, sarebbe il momento giusto per cambiare”.

Sui giocatori da cui poter ripartire:“Maignan, Pavlovic, Pulisic, Rabiot e Modric, che è mancato molto nel finale di stagione”.

Su che cosa deve dare ora la società:“Gli ultimi due anni sono stati gestiti vivendo di espedienti. È una verità scomoda, ma questo è successo e va detto. Non c’era unità d’intenti tra i dirigenti e, ho letto, anche con l’allenatore. I risultati nel calcio arrivano solo quando tutti puntano allo stesso obiettivo, altrimenti all’esterno arriva un messaggio sbagliato e fare un cammino vincente è molto più complicato”.

Le impressioni di Albertini su questo particolare momento:“Stranissime perché non ricordo un comunicato come quello di ieri e una società priva, a fine stagione, di tutte le figure chiave. Capisco che i fondi d’investimento abbiano logiche di gestione tutte loro, ma nel mondo dello sport europeo i club vivono anche di storia, che sia più o meno gloriosa. Ognuna ha il proprio DNA e il Milan ne ha uno glorioso.

Penso che sarebbe più facile mantenerlo, come vogliono i tifosi, piuttosto che cancellarlo. In più, se la comunicazione è confusa, la gente non sa quale futuro l’attende. Gli anni di Berlusconi sono irripetibili, ma non posso pensare che il Milan diventi una squadra che ha come obiettivo il semplice ingresso in Champions”.

Se gli piace Iraola come possibile allenatore:“Lo conosco poco e preferisco lasciar lavorare Cardinale e i suoi uomini. Questo è un momento delicato per le scelte e bisogna prendere le decisioni giuste, perché ripartire da zero ogni volta non è possibile se si vuole puntare in alto”.

Su Gerry Cardinale:“Avrà sofferto per i risultati che non sono arrivati, ma negli ultimi quattro anni hanno sofferto anche i tifosi. Vivono di speranze, soprattutto quella di un futuro diverso. Me lo auguro anche io”.

Sul ruolo di Zlatan Ibrahimovic:“Il suo ruolo è… equivocabile e non dovrebbe esserlo. O ci si mette a disposizione in prima linea oppure fare le cose da dietro le quinte non è possibile”.

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