La sconfitta di ieri del Milan contro il Napoli, oltre agli zero punti, ha portato anche qualche spunto interessante su cui riflettere. Troppo sterile l’attacco rossonero, sicuramente anche per merito degli avversari, ma in realtà è da un po’ di tempo che la fase offensiva del Milan mostra qualche difficoltà.
Sì, contro il Torino sono stati segnati tre gol, e potevano essere anche di più, ma andando ad analizzare gli ultimi due mesi si nota come qualche problema ci sia. Il 3-5-2 che ha funzionato per tutta la prima parte del campionato non è più brillante come all’inizio.
Questo per vari fattori. C’è sicuramente la preparazione degli avversari, che ormai conoscono bene punti di forza e debolezze del Milan di Allegri e sanno meglio come affrontarlo meglio rispetto a qualche mese fa. Ma poi c’è anche tutto un discorso legato ai singoli.
Saelemaekers non è più quello dei primi mesi e questo incide. Nel 3-5-2, se non funziona la spinta degli esterni, nasce già un problema. Dall’altra parte Bartesaghi, per quanto abbia fatto molto bene fin qui, non è un giocatore con grandi caratteristiche offensive: difficile chiedergli molto di più.
E soprattutto ci sono gli attaccanti che, per un motivo o per un altro, hanno smesso di girare. L’ultimo gol realizzato da un attaccante del Milan risale alla gara contro la Cremonese, con Leao a segno in contropiede al 94’.
Gli attaccanti più importanti hanno avuto diversi problemi fisici: in primis proprio il portoghese, condizionato da vari acciacchi fin da inizio stagione, e poi Pulisic, spesso non al meglio. Inoltre, entrambi schierati come centravanti sono di fatto fuori ruolo. Gimenez è appena rientrato da un lungo infortunio e probabilmente è mancato parecchio a questo Milan.
Gli altri due sono quelli partiti dall’inizio ieri: Fullkrug e Nkunku. Anche loro in questo periodo non stanno brillando. Il tedesco ha avuto due occasioni da titolare nelle ultime gare senza sfruttarle, mentre il francese, che non partiva dall’inizio da un po’, ha alternato buone cose a qualche errore.
Il risultato di tutto questo è stato il Milan sterile visto ieri, confermato anche dal dato sugli expected goals di 0,47, decisamente basso. Un dato che non è migliorato neanche nel secondo tempo, quando in campo c’erano contemporaneamente Leao, Gimenez e Pulisic in un tridente.
Un segnale chiaro per Allegri, che nei prossimi giorni lavorerà proprio su questo aspetto in vista della prossima gara a San Siro contro l’Udinese.
Il 3-5-2 non basta più: il 4-3-3 come possibile svolta
Serve cambiare qualcosa e la sensazione è che una possibile soluzione, in questo momento, sia partire dal 4-3-3. Gli uomini a disposizione lo permettono: con cinque attaccanti, è lecito pensare che un sistema a due punte non li valorizzi a pieno, soprattutto considerando che i due più importanti sono esterni offensivi adattati.
Alla domanda sul 4-3-3 nel post partita, Allegri ha risposto che è una soluzione possibile anche dall’inizio, ma servono gli esterni al top della condizione. Con un Leao appena rientrato dopo 12 giorni di stop e un Pulisic tornato dalla nazionale solo il venerdì, con pochi allenamenti nelle gambe, la scelta è ricaduta ancora sul 3-5-2.
Ma ora, con qualche giorno in più per preparare la prossima sfida, lo scenario 4-3-3 torna ad essere concreto. Ci aspettiamo soprattutto una chance per Gimenez al centro dell’attacco, con il dubbio su chi affiancargli dall’inizio tra Leao, Pulisic o Saelemaekers alzato nel tridente.
In ogni caso, in ottica futura, la direzione sembra chiara: il destino del Milan è quello di giocare con un attacco a tre. Per valorizzare al meglio i giocatori più importanti, questa sembra la strada. E se non verrà intrapresa già in questo finale di stagione, è probabile che la squadra venga costruita su questa idea durante il mercato estivo.