ESCLUSIVA – Lodetti ricorda la prima Coppa Intercontinentale: “Vincerla fu un’emozione incredibile, ma in Argentina accadde di tutto…”

ESCLUSIVA – Lodetti ricorda la prima Coppa Intercontinentale: “Vincerla fu un’emozione incredibile, ma in Argentina accadde di tutto…”

L’ex centrocampista rossonero è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni

di Redazione Il Milanista

Di Simone De Bari

MILANO – Cinquant’anni fa il Milan alzava al cielo la sua prima Coppa Intercontinentale, vincendo il doppio confronto in finale con l’Estudiantes. 3-0 a San Siro per i rossoneri all’andata, 2-1 per gli argentini al ritorno nella ‘Bombonera’ di Buenos Aires. Un successo storico per il club milanese, ricordato però anche per la violenza esercitata dai giocatori argentini e dai loro tifosi. Calci, spinte, sputi, secchiate di acqua bollente: la squadra meneghina, allenata da Nereo Rocco, dovette subire atteggiamenti che di calcistico e civile non avevano nulla. Il più bersagliato fu indubbiamente Nestor Combin, persino arrestato a fine gara con l’accusa di essere un disertore per aver preferito la nazionalità francese a quella argentina. Ai microfoni de ‘IlMilanista.it’, ha parlato di quella folle notte uno dei grandi protagonisti del successo rossonero: Giovanni Lodetti.  

Quel Milan è entrato di diritto nella storia del calcio, che effetto le fa ripensarci?

“Sembra ieri, invece son passati ben cinquant’anni. Fu una grande emozione regalare al club la prima Coppa Intercontinentale della sua storia. Oggi ho sentito diversi ex compagni di squadra, l’abbiamo ricordata insieme: le grandi vittorie, così come i veri amici, non si dimenticano mai”.

In Argentina, però, accadde di tutto…

“Il risultato era già in cassaforte dopo la netta vittoria ottenuta a Milano, ma la partita di ritorno fu un dramma dal punto di vista sportivo: i nostri avversari hanno fatto cose bruttissime che siamo stati costretti a subire. Penso però che abbiamo commesso tutti un errore portando in Argentina Combin, che tra l’altro ho avuto il piacere di sentire ieri. Ce l’avevano con lui accusandolo di aver disertato, ma era solo una scusa per fare tutto il casino che hanno fatto”.

Quanto fu difficile giocare una partite in quelle condizioni?

“Moltissimo, non solo per ciò che facevano i giocatori avversari, ma anche per la gente. Loro erano convinti di cose poco corrette dal punto di vista sportivo. Mentre eravamo sulla scalinata per entrare in campo ci buttarono addosso dei secchi di acqua bollente. Poi, durante la foto di gruppo, ci tirarono delle pallonate. Nel corso della partita hanno commesso falli di incredibile violenza, al termine della sfida fu persino arrestato Combin. Oggi mi sembra giusto che la Coppa Intercontinentale venga fatta giocare in campo neutro”.

Come vi siete spiegati l’atteggiamento dell’arbitro?

“Purtroppo anche lui era condizionato da quell’atmosfera. Veniva spinto, colpito, non era in condizione di gestire una gara come quella. Però si sapeva già da tempo: il rischio che avvenissero episodi spiacevoli c’era e lo si conosceva. Inoltre loro non pensavano di perdere 3-0 qui a Milano: da lì si è scatenato di tutto. Quel caos al ritorno poteva forse essere evitato”.

Quali erano i punti di forza di quel Milan?

“Era una squadra straordinaria in ogni reparto. Dico sempre che quel Milan avrebbe potuto competere con quello di Sacchi. Non c’erano punti deboli. In ogni ruolo avevamo un campione. Era una squadra allenata alla perfezione, con un gruppo solido e compatto. Poi c’era un fuoriclasse assoluto come Gianni Rivera”.

Adesso è diventato allenatore, se lo aspettava?

“Gli ho mandato un messaggio chiedendogli se volesse farmi fare un provino ma non mi ha ancora risposto (ride, ndr). Gianni può fare di tutto, ma l’allenatore non lo so. In ogni caso, se si diverte e si trova bene in questa veste, è giusto che lo faccia”.

Quel Milan sembra un ricordo ancor più lontano se si pensa a quello odierno…

“C’è tanta preoccupazione. Sono anni che non si riesce a tirar fuori una squadra che sia pienamente competitiva. Il Milan ha un’immagine mondiale straordinaria, vederlo faticare così tanto è un dispiacere enorme. Inoltre il Milan ha perso un po’ di considerazione, non ha più l’appeal di prima: in questo momento, è più difficile convincere i campioni a vestire questa maglia. Purtroppo, adesso, anziché prendere due o tre fuoriclasse che possano risolvere i problemi, arrivano tanti giocatori ‘normali’ che difficilmente alzano il livello della rosa”.

Pensa che contro il Lecce siano stati fatti dei progressi?

“Mi è piaciuto molto il primo tempo, ma la ripresa per niente. Al Lecce visto nel primo tempo il Milan doveva fare almeno tre gol, chiudendo la gara. Nei secondi quarantacinque minuti, invece, la squadra ha iniziato ad avere un po’ di paura, permettendo agli avversari di crescere e acquisire entusiasmo”.

Domenica prossima ci sarà lo scontro diretto con la Roma: si capirà se davvero il quarto posto sia un obiettivo alla portata dei rossoneri?

“Sinceramente non lo so. Ovviamente mi auguro di vedere un bel Milan, ma l’obiettivo in questo momento è quello di raggiungere una certa sicurezza di squadra. Questo gruppo deve dimostrare di poter competere con le altre forze in corsa per il quarto posto. Bisogna ripartire dal primo tempo di domenica scorsa, cercando di lavorare il più possibile sulle lacune palesate nella ripresa”.

Come giudica l’esonero di Giampaolo e l’arrivo di Pioli in panchina?

Non mi permetto di parlare degli allenatori. Spesso pagano loro perché non possono pagare venticinque giocatori. Il club ha ritenuto opportuno puntare su un altro tecnico e mi auguro che Pioli possa risolvere i problemi di questa squadra. Tuttavia, penso che qui ci sia anche un discorso di società, non solo di allenatore”.

Concludiamo con la questione legata al nuovo stadio: è favorevole all’abbattimento di San Siro?

“Assolutamente no. Sono convinto che la gente voglia eliminare il passato, tra poco elimineranno anche noi. San Siro è uno degli stadi in cui le partite si vedono meglio. Se poi non è più necessario perché non ce la fanno a ristrutturarlo, allora non dico nulla. Ma io, se mi trovassi nei panni di chi deve decidere, sceglierei senza dubbio di tenere San Siro”.

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