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MILANO – Nel corso dell’intervista ai microfoni di Repubblica, l’allenatore rossonero Vincenzo Montella, ex giocatore di Samp e Roma, ha parlato del suo passato da calciatore e delle sue prime esperienze da allenatore, a cominciare dai primi passi come allenatore dei Giovanissimi della Roma, molti dei quali ora sono divenuti professionisti: “Ogni volta mi regalano la maglia. A quell’età l’allenatore influisce, ma fu merito di Bruno Conti: in Europa è la Roma a lanciare più talenti. Da chi ho imparato di più? Da Spalletti il campo. Da Ancelotti il modo di allenare. Dopo la carriera da calciatore mi sono rimesso sui libri: ho frequentato un corso di management alla Luiss e alcuni esami all’Isef, purtroppo incompatibile col lavoro. Ma mi aggiorno di continuo. Se ti fermi sulle tue certezze, smetti di crescere. La tattica? Non credo in moduli e modelli vincenti, ma in una base per i concetti, da adeguare ai giocatori. La bottiglietta contro Capello? Avevo le mie ragioni, ma sbagliai nella reazione. Ricordo ancora la ramanzina di mio padre. Io soffrii le esclusioni alla Roma: ero nervosissimo. Ma il rimpianto resta il Mondiale 2002: stavo talmente bene che mi sentivo di battere la concorrenza pazzesca».
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