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Serie A, Casini: “Ecco il mio piano per rivoluzionare il calcio!”

Il nuovo presidente della Serie A Lorenzo Casini ha rilasciato una lunga intervista nella quale ha parlato del calcio italiano.

Redazione Il Milanista

Il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Ecco le sue dichiarazioni:

Sull’unione di cultura e calcio:Il calcio è anche cultura. Ci sono molti collegamenti storici a testimoniarlo, basti pensare che lo sport ha iniziato a scandire il tempo, il calendario, con le Olimpiadi. Un esempio importante dall’Unesco, con forme di gioco e tradizioni sportive identificate come patrimonio culturale intangibile dell’umanità”.

Sull’aiuto dello Stato al calcio:Per il calcio, non mi aspetto che oggi lo Stato eroghi ristori, ma che aggiorni le regole affinché non siano frenati i ricavi. Mi riferisco alla vendita dei diritti tv all’estero, ora limitata da molti paletti. Ma anche ai maggiori introiti da giochi e scommesse. In altri Paesi, una parte delle risorse di lotterie e giochi vanno allo sport, oltre che alla cultura. Sarebbe auspicabile che ciò avvenisse anche in Italia”.

Sul problema dei nuovi stadi:Occorre far comprendere che uno stadio non è solo un campo di gioco, ma anche uno strumento di rigenerazione urbana e un mezzo per migliorare l’efficienza energetica e un hub tecnologico. Costruire nuovi impianti non è un problema locale, ma nazionale: serve una cabina di regia permanente, a guida governo, con il Coni, la Figc, le Leghe, l’Istituto per il credito sportivo e le amministrazioni coinvolte. Certo, un grande evento come un’Olimpiade, un Mondiale o un Europeo sarebbe un acceleratore”.

Se ha problemi all’interno dell’assemblea:La mia figura è stata proposta non solo da Napoli, Lazio e Fiorentina, ma anche da altre squadre, in particolare le proprietà americane: ringrazio tutte. Non ho avuto difficoltà, ma capisco che in questo mondo si usano spesso “argomenti fantoccio” per attaccare, soprattutto quando non si hanno molte frecce”.

Se il calcio italiano è davvero così lontano da quello inglese:Il nostro è più tattico, quindi a volte esteticamente meno appagante. Ricordo l’anno della vittoria in Premier del Manchester City con Mancini in panchina, l’ultima partita: vi era sempre la sensazione che potesse succedere qualcosa da un momento all’altro, come in serie A accadeva sempre con Maradona, Van Basten, Baggio, Ronaldo, Del Piero e Totti, e abbiamo rivisto a tratti con CR7, ma anche con Barella o Chiesa, perciò sono ottimista”.

Sull’eliminazione dell’Italia dal Mondiale: “Mi spiace perché ci sono bambini, come i miei figli, che per due edizioni consecutive non vedranno gli azzurri nella manifestazione più seguita. Il rischio è che si perdano generazioni di tifosi. Il 1982 fu straordinario: chi a scuola non ha provato a imitare la corsa e l’urlo di Tardelli?”.

Sull’indice di liquidità: Già prima del mio arrivo, le società avevano chiesto alla Figc di posticipare alla prossima stagione l’introduzione dell’indice. L’entrata in vigore della regola è avvenuta troppo tardi rispetto ai tempi necessari per l’iscrizione al nuovo campionato e in un contesto ancora provato dalla pandemia. Con lo 0,4 non ci sarebbero criticità per i club”.

Sulle emergenze del calcio: Sono diverse. Mi limito qui a indicare tre obiettivi. Il primo è legato alle risorse, perché bisogna diminuire i costi e aumentare i ricavi. Il secondo, come già detto, è agevolare la ristrutturazione o la nuova costruzione di stadi e centri sportivi. Il terzo riguarda anche la scuola: è fondamentale potenziare il calcio, per la sua valenza formativa, nella popolazione studentesca maschile e femminile”.

Se serve un ministero dello Sport:La sottosegretaria Vezzali sta svolgendo un lavoro eccellente. È chiaro che sarebbe ancora meglio se potesse essere in Consiglio dei ministri. Quindi un ministero dello Sport in Italia, anche con portafoglio, potrebbe avere senso. Per il turismo, anche a seguito della pandemia, è stato istituito un ministero ad hoc”.