Milan, i numeri dicono ‘flessione’. Ma ora le suona Ibra

In questo 2021 il Milan ha subito un brusco calo del suo rendimento e delle sue prestazioni.

di Redazione Il Milanista
Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan
di ANTONELLO GIOIA

MILANO – Lo scrivo e lo ripeto sempre: i numeri impoveriscono il calcio, perché non riescono a spiegare bene, essendo definiti nel loro stesso confine, tutto di una partita, di un calciatore, di una squadra, di un momento. Ma andiamo con ordine.

Il periodo del Milan, però, è sicuramente in negativo se rapportato ai numeri che la squadra di Pioli ha prodotto fino a gennaio. La media-punti è scesa da 2.25 a 1.41 calcolando tutte le competizioni (in Serie A adesso è di 1.67). Nel 2021 sono arrivate già cinque sconfitte, mentre in tutto il 2020 erano state appena tre. Sono diminuiti pure i gol segnati, che sono scesi da 27 a 16. “Colpevole” di questo periodo no è, a detta dei tifosi sul web, la difesa: Romagnoli è finito nel mirino per le sue evidenti deludenti performance. I rossoneri, comunque, restano saldamente al secondo posto in classifica, a -4 dalla capolista Inter e a +5 sul quinto posto, con l’obiettivo qualificazione alla prossima Champions League ancora vivissimo e con all’orizzonte lo scontro diretto di domenica contro la Roma.

Alessio Romagnoli, capitano del Milan
Alessio Romagnoli, capitano del Milan

La parole d’ordine, dunque, è fiducia, perché, all’interno di una stagione così complicata, ci può tranquillamente stare un periodo di calo fisico e mentale. La squadra, comunque, vuole reagire, come testimonia la carica di Zlatan Ibrahimovic alla consegna, ieri, del Tapiro d’Oro di Striscia la Notizia: “Derby? È stata dura. Abbiamo commesso tanti errori, ma ci riprenderemo. Alla prossima partita vado con il Tapiro, magari porta fortuna. Sanremo? “Per ora sono concentrato sulle partite”. Gli fa eco Stefano Pioli: “Alla squadra ho già parlato. E’ una squadra molto giovane. Se ci avessero detto mesi fa che fossimo stati secondi avremmo fatto i salti di gioia. Oggi non facciamo i salti di gioca, chi perde deve lavorare meglio e noi lo faremo. Il percorso è per forza lungo per una squadra che è tra le più giovani d’Europa. Non ho mai messo le mani avanti, ma quando dicevo che ci sono sette squadre forti e la lotta per la Champions è molto dura non mentivo. Abbiamo le qualità per continuare a fare bene fino alla fine”.

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