Al termine del match tra Como e Milan è intervenuto in conferenza stampa anche il mister dei lariani, Cesc Fabregas, che ha commentato la sconfitta della propria squadra contro i rossoneri. Nelle sue dichiarazioni emerge ovviamente il dispiacere per il risultato, ma anche la consapevolezza di una grande prestazione offerta dai suoi. Fabregas parla poi dell’avversario, il Milan, in particolare di alcuni singoli: noi abbiamo raccolto le dichiarazioni più interessanti, ecco un estratto.
Le parole di Fabregas dopo Como-Milan
Se il Como deve migliorare difensivamente:
“Mah. Eravamo la seconda miglior difesa d’Europa. Va bene. Possiamo parlare di tante cose. Loro individualmente sono una squadra brava. Abbiamo difetti come tutti. Possiamo migliorare? Sì. Possiamo essere perfetti? No. Complimenti al Milan, hanno fatto la loro partita, allora la ragione di questa sera è la loro perché hanno vinto. Le valutazioni siete molto più bravi voi a farle. Io devo gestire come rialzare la testa dei miei ragazzi. Quando si vince e quando si perde si deve continuare a crescere e a migliorare”.
Da dove ricominciare domani:
“Dalla mentalità. È una cosa di cui noi come squadra giovane abbiamo bisogno. Normalmente dopo la partita parlo con i ragazzi, oggi non ho parlato, non era il momento. Cosa dici ai ragazzi dopo che fai una partita così e che perdi 1-3? Questo non succede tante volte. Bravo il Milan a fare la partita che ha fatto, bravo al suo portiere, bravo a Rabiot. È così. Bisogna dire bravo a loro a livello individuale. La mia squadra mi è piaciuta molto. Abbiamo studiato il Milan, c’erano un paio di cose dove loro ti potevano fare male e ti hanno fatto male in una delle cose di cui avevamo parlato. Allora, niente. Fa male, ma con la sconfitta si cresce di più e noi abbiamo tanto margine per crescere”.
Sul secondo tempo:
“Abbiamo iniziato bene secondo me, creando e dominando. Un’altra palla persa in un’azione superficiale e ti hanno fatto un contropiede: uno che gioca con la Francia e uno con il Portogallo. Abbiamo continuato, poi negli ultimi 10 minuti in un blocco molto basso volevamo sempre entrare dentro. E alla fine ti hanno fatto un altro gol. È parte del processo. S’impara così, anche con gli schiaffi. Io mi ricordo da piccolo: quando mi comportavo male, mi ricordo di una volta che mia mamma mi ha dato uno schiaffo. Fa molto male imparare così, ma bisogna continuare”.