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Cissé: “Era fatta al PSV, poi è arrivato il Milan…non ho avuto dubbi”

Stefania Palminteri – 4 Febbraio, 12:00

Alphadjo Cissé

Alphadjo Cissé si racconta a la Repubblica: la scelta del Milan, il sogno di arrivare in Nazionale e il rapporto con la famiglia.

Il calciomercato di riparazione si è chiuso senza grossi acuti per il Milan, ma c’è un acquisto arrivato proprio negli ultimi giorni che è passato inosservato ai più, ma che invece rappresenta un grande colpo in prospettiva. Ne sentiremo sicuramente parlare più avanti: si tratta di Alphadjo Cissé, centrocampista italiano classe 2006 che il Milan ha prelevato dall’Hellas Verona per 8 milioni più bonus e che resterà in prestito al Catanzaro fino a fine stagione.
Cissé ha firmato pochi giorni fa e oggi è stata resa nota la sua intervista rilasciata sulle pagine di la Repubblica, nella quale ha parlato di sé ma anche della decisione di scegliere il Milan. Ecco un estratto:

Le parole di Cissé

Sulla firma col Milan e i retroscena sulla trattativa:
“Sono felice, ho firmato per uno dei club più grandi del mondo. È stato tutto veloce, dovevo andare al PSV, era fatta. Poi però è arrivato il Milan, non ho avuto dubbi. Anche perché mi hanno permesso di restare altri sei mesi al Catanzaro. In estate farò il ritiro con loro e poi si vedrà”.

Se si sente il futuro del calcio italiano:
“Un passo alla volta. Ma un giorno spero di giocare in Nazionale”.

Sui modelli che lo hanno ispirato nel calcio e se può ripetere il percorso di uno come Yamal:
“Io ho il mio percorso, certo l’ambizione di arrivare a quei livelli c’è. I miei modelli? Messi. Mi piaceva Pogba alla Juve, mi rivedo un po’ in lui in alcuni colpi”.

La sua storia e il rapporto con la famiglia:
“Mi diverto ma metto al primo posto l’impegno. Provo a comportarmi seguendo gli insegnamenti dei miei genitori. Il mio sogno è ripagarli e comprargli una casa nuova. Spero presto di avere la forza di farli smettere di lavorare. Ce la farò, è la cosa a cui tengo di più. Ho una sorella maggiore, Aminata, che studia all’università; e un fratellino, Karamba, pure lui gioca a calcio e per me è come un figlio”.