Intervenuto a Dazn in un breve documentario a lui dedicato, “Beyond The Magic”, il portiere rossonero Mike Maignan si è raccontato parlando di sé, della sua mentalità e anche tanto di Milan. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni.
Le parole di Maignan
Sulla mentalità del portiere:
“Siamo sempre soli. Inizia la partita e siamo noi con la nostra squadra contro la squadra avversaria. E i tifosi che sono dietro. Devi avere una mentalità abbastanza cattiva per fare il portiere: non sono matto, ma un po’ matto sì, devi esserlo. Ci sono alcune parole molto importanti per me: avere fede, disciplina nel lavoro, pazienza e umiltà. Quando giochiamo insieme possiamo ottenere grandi risultati. Disciplina vuol dire avere rigore, avere un modo di procedere e non ignorare niente. Non bisogna mai mollare nelle tempeste, neanche quando vai un po’ giù.
Umiltà perché quando hai tutto questo non puoi dimenticare da dove vieni e tutti i sacrifici che hai fatto per arrivare qua. Se sono qui, se sono capitano e sono arrivato a questo livello, è perché ho vissuto tutto il mio passato. Nel mio passato ho visto diversi portieri con più talento di me, ma non avevano la mia testa e la mia determinazione. Ho avuto tante sfide nella mia vita privata e nel calcio che mi hanno dato questa energia e questa forza, questa testa dura. Ed è questo che ha fatto la differenza”.
Sull’essere capitano del Milan:
“Prima di tutto devo dare l’esempio ed essere il migliore nel mio lavoro e nell’atteggiamento. Essere il capitano è una responsabilità e sono orgoglioso di esserlo. In un gruppo di venti o trenta giocatori ce n’è solo uno. Sei quello che non molla mai. Non devi recitare un ruolo, devi essere te stesso ed essere un esempio. È quello che cerco di fare ogni giorno, in ogni momento, senza abusare della fascia o dello status. Se mi hanno dato la fascia da capitano è per chi sono. Capitano, leader non lo diventi: nasci con questa mentalità dentro, con questo senso di responsabilità.
Puoi imparare, ma non sarà mai come per quelli che nascono con questa cosa dentro. In passato ho sempre detto agli allenatori del settore giovanile, e loro lo dicevano anche a me, che non c’era bisogno di darmela, perché ero già capitano anche senza. Oggi averla è per me un motivo di orgoglio e di responsabilità”.
Sul giocare per il Milan:
“Quando arriviamo a Milanello siamo qui per lavorare. Dobbiamo dare il massimo per i bambini, per i nonni, per chi è a casa e supporta il Milan anche da quando io non ero nato. A volte la gente pensa che i giocatori facciano le cose così, ma anche loro hanno giornate difficili. Siamo pagati per fare questo, ma ognuno ha le sue cose in testa. Non sono scuse, ma un giocatore può arrivare alla partita e nessuno sa che magari il giorno prima ha perso suo papà. Dentro questa squadra ognuno dà il massimo, anche se a volte i risultati non vanno come volevamo. Roma non si è fatta in un giorno. Devi sempre avere pazienza, credere nel lavoro, avere disciplina e alla fine vedrai che la pazienza paga sempre”.
Su mister Allegri:
“Allegri è un mister che, per la gestione dello spogliatoio umano e per l’atteggiamento sul campo, è un top. Quando cambia l’allenatore è sempre diverso. Sono arrivato con una grande voglia di rivincita rispetto all’anno precedente. È stato questo quello che ho pensato e lo penso ancora adesso”.
Ancora sul Milan:
“Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Devi venire qui per capire cosa significhi davvero indossare la maglia dell’AC Milan. È incredibile. In ogni trasferta ci sono sempre tanti tifosi e quando giochiamo si vede la grandezza del Milan. Io sarò milanista a vita”.