A proposito di Pisa–Milan, match in programma stasera, tramite un’intervista rilasciata a Tuttosport, l’ex difensore rossonero Filippo Galli ha parlato proprio di un Pisa–Milan, ma di quello del 1987, quando sulla panchina rossonera sedeva Arrigo Sacchi. Partendo dalla trasferta di Pisa, Galli ha raccontato alcuni particolari relativi al primo Milan di Sacchi e su come poi sia arrivato a cambiare il calcio italiano, anche grazie al suo essere maniacale negli allenamenti. Ecco un estratto.
Le parole di Filippo Galli sul Milan di Sacchi
Il 13 settembre 1987 andò in scena un Pisa-Milan, la prima uscita del Milan di Sacchi in Serie A:
“L’inizio di una nuova era, almeno riguardandola con occhi del futuro. Arrivato Sacchi, si parlava di un calcio nuovo, di una sorta di rivoluzione. Inizialmente però i risultati non erano stati poi così positivi, avevamo faticato in Coppa Uefa, i tifosi non erano così contenti. La partita di Pisa l’abbiamo vinta, era la prima di campionato. Io avevo giocato titolare, per me era stato importante. In molti aspettavano Sacchi un po’ al varco, ricordo pure che ogni volta che arrivavi a Pisa c’era sempre il presidente Anconetani che entrava nello spogliatoio a salutare: era un gesto scaramantico di un altro calcio”.
Se già a Pisa avevano capito dove sarebbe voluto arrivare Sacchi:
“Ancora no, la svolta ci fu successivamente col Verona, alla sesta giornata: vincemmo 1-0, prima eravamo in difficoltà. Nonostante ci allenassimo duramente, i risultati non arrivavano, tant’è che fummo eliminati dall’Espanyol in Uefa. Da Verona cambiò tutto: vincere aiuta a vincere. A Pisa ancora non eravamo in quella situazione, eravamo una sorta di laboratorio, fermo restando che il laboratorio era sempre in essere”.
Su come fosse Arrigo Sacchi in allenamento:
“Maniacale, attento al minimo dettaglio. Sul campo ti spostava anche di pochi centimetri rispetto a una palla laterale. Era uno stakanovista che amava il gioco e ti veniva a correggere, non mollava mai. A noi difensori chiedeva di tenere la squadra corta, con la linea molto mobile. Quando l’avversario poteva calciare la palla verso la difesa, dovevi ‘scappare’, guadagnare tempo verso la tua porta. Quando invece la palla era coperta, dovevamo accorciare in avanti in questo famoso elastico difensivo. Gli allenamenti si basavano su questo, noi giocavamo in sincronia, eravamo un corpo unico. Sacchi è stato fondamentale per tutto quel ciclo vincente del Milan. Il suo merito è stato di averci fatto entrare nella storia non per quanto abbiamo vinto, ma per come abbiamo vinto: questo voglio sottolineare”.
Se sia giusto definire il Milan di Sacchi uno spartiacque nella storia del nostro calcio:
“Sì, credo che si possa dire al di là dell’essere milanisti o meno. In Italia c’è stato un calcio prima e dopo Sacchi”.