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Bojan: “Pioli ha fatto un lavoro enorme. Leao non sa manco lui quanto è forte”

Ai microfoni de La Gazzetta dello Sport è intervenuto l'attaccante 31enne del Vissel Kobe Bojan Krkic

Redazione Il Milanista

Dopo aver girato il mondo con la nomea di "nuovo Messi" Bojan Krkic, dopo aver giocato per grandi club come Barcellona, Roma e Milan, si è fermato in Giappone dove ha trovato sé stesso.

L'attaccante 31 enne del Vassel Kobe, club dove milita anche Iniesta, ha concesso un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole:

Partiamo dai blaugrana, poker nel Clasico -  (sorride, ndr) “Di risultati simili ne so qualcosa”.

Dodici anni fa era in campo nella “manita” - Eravamo i più forti del mondo e lo sapevano tutti. Anche il Real di Mourinho. Segnare cinque gol non è mai facile, ma giocammo la partita perfetta. Il manifesto del nostro calcio. Quel Barça non era una squadra, ma una nazionale”.

E in mezzo c’era Xavi, oggi in panchina - Conosce il Camp Nou come le sue tasche. Un giocatore da chapeau, era impossibile togliergli il pallone. Nello spogliatoio si divertiva con scherzi, gag e battute. La scelta di metterlo alla guida della squadra ha pagato, il Barça risorgerà”.

Come ha fatto il Milan, del resto - Vederlo primo in classifica mi gasa un sacco. Sono rimasto legato. Spero vinca lo scudetto, la piazza e la società se lo meritano”.

Chi la intriga di più? - Leao è fortissimo. Forse neanche lui sa quanto”.

E il suo connazionale Brahim Diaz? - Forte forte anche lui. Fossi il Milan me lo terrei stretto. Per competere ad alti livelli servono i migliori, e lui è uno di questi”.

E poi c’è Ibra, ancora lì a 40 anni - Spero continui un altro paio di stagioni, è un fenomeno”.

Ha un ricordo particolare? - “Quando penso a lui mi viene in mente il discorso che mi ha fatto appena arrivato al Barcellona. Io avevo vent’anni, lui era già Zlatan. Non mi conosceva, così mi chiamò nello spogliatoio, al suo fianco, e iniziò a trasmettermi fiducia. ‘Stai tranquillo, ci sono io’. Gli amici mi chiedono sempre un commento, o di riassumere il suo ‘io’ in una parola. Dico ‘gran cuore’. E poi vabbè, ogni partitella in allenamento era una sfida da vincere a ogni costo, ma lo sapete già”.

Lui e Guardiola non hanno mai legato - Nessuno può parlare male di Ibra. Credo non abbia avuto il giusto rispetto quell’anno, anche perché ha segnato gol decisivi ovunque. Quando si trattava di pressare in avanti faceva fatica, quello sì, ma il cuore non è mai mancato. Era e resterà sempre un esempio”.

Cosa la convince di più dei rossoneri? - L’essere squadra. Gruppo. Giocano a memoria e si vede. Pioli ha fatto un lavoro enorme”.

Ha qualche lettura da consigliare al mister? - (sorride, ndr) “Non so. Ora sto leggendo ‘La via del guerriero’. Mi ci rivedo molto. Quando superi momenti difficili con ambizione, coraggio e testa allora puoi ritenerti soddisfatto. Fa parte di un percorso. In fondo è successo anche al Milan, no? Dopo qualche stagione di buio ora lotta per lo scudetto”.

E lei dove si vede tra dieci anni? - Intanto ho fatto il corso da direttore sportivo, poi mi piacerebbe insegnare calcio ai bambini”.

Che consiglio darebbe a uno di 7-8 anni? - Di cogliere l’attimo. Godersi quei momenti che non torneranno più. È come quando vai in un bel posto e scatti delle foto, quando le riguardi pensi sempre ‘cavolo, avrei potuto stare più tempo’. Nella mia carriera, purtroppo, mi sono goduto poco le soddisfazioni, ma il Giappone mi ha aperto gli occhi”.