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Ambrosini: “Il Milan è in linea con quello che è l’obiettivo minimo”

Massimo Ambrosini
ntervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Massimo Ambrosini ha toccato diversi tasti sul mondo Milan...

Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Massimo Ambrosini ha toccato diversi tasti sul mondo Milan.

“È una squadra che non ha continuità. Ha un’idea di calcio abbastanza precisa, ma raramente è riuscita a metterla in pratica, appunto, con continuità. Evidentemente ha dei valori che fanno fatica a emergere. Trovare una definizione non è semplice: il Milan potrebbe essere definito un animale strano… È difficile decifrarlo. Diciamo che la partita vera di questa stagione il Milan l’ha fatta in Champions col Psg”.

“Sì, l’ho notato anch’io. A me stupisce, sono sempre stato abituato ad avere a che fare con tifosi che ragionavano in un certo modo. Quindi fa effetto vedere quanto la gente si sia disaffezionata. Certo, si sa, nel calcio il credito portato dalle vittorie non è illimitato, però tutto sommato anche la scorsa stagione è stato fatto un cammino in un certo modo e di un certo livello. Lo stupore è su come dopo lo scudetto tutto l’ambiente abbia gestito le difficoltà”.

“Classifica alla mano il Milan è in linea con quello che è l’obiettivo minimo. Sull’allenatore non penso siamo arrivati al punto di non ritorno, di rottura. Certo, è preoccupante vedere come la squadra cada con questa continuità. A questo va aggiunta l’aspettativa di una proprietà che ha speso tanto sul mercato”.

“Per ora ovviamente non è giudicabile. Ma ragionando da ex calciatore, posso dire di aver sempre avvertito la necessità che ci fossero elementi a cui aggrapparsi nella società nei momenti difficili. Vedevo Maldini e Massara come ganci a cui i ragazzi potevano aggrapparsi. Mi pare comunque che a Zlatan non sia stato affidato un semplice ruolo da trait d’union, ma con la proprietà vada ben oltre”.

“Sì, anche perché all’allenatore sono stati consegnati compiti che il club dà per scontati, che però per il tecnico sono aspetti in più. Ma in realtà il vero punto è un altro. Anche i calciatori devono assumersi le responsabilità. È abbastanza chiaro che di base il problema è motivazionale, e le motivazioni devono darle allenatore, ambiente e società, però anche i calciatori devono fare di più e devono farlo meglio. Con più animo, con più convinzione e con più continuità. Devono ri-alimentare, ri-alimentarsi. Anche forzandosi, se è il caso, per il bene del gruppo”.

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