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Albertosi: “Maignan si sta dimostrando affidabile. Donnarumma? Discutibile”

Enrico Albertosi - Paolo Rossi.

Ai microfoni di MilanNews.it è intervenuto l'ex portiere del Milan Enrico Albertosi. Ecco le sue parole

Redazione Il Milanista

L'ex portiere del Milan Enrico Albertosi ha rilasciato un'intervista ai microfoni di MilanNews.it. Il classe '39 ha parlato dei fischi di San Siro a Donnarumma, di Mike Maignan e del Milan di Stefano Pioli. Ecco le sue parole:

Cosa pensa dei fischi a Donnarumma nella partita Italia-Spagna dell’altro giorno? - Erano prevedibili dato il comportamento che ha tenuto Donnarumma prima di andare via dal Milan. Era logico che quando si fosse presentato a San Siro – e purtroppo è tornato con la Nazionale – sarebbe stato fischiato. I tifosi ci sono rimasti male per il comportamento che il giocatore ha avuto prima di andare al PSG”.

A lei personalmente questo comportamento di Donnarumma prima di lasciare il Milan è piaciuto oppure no? - No, non è piaciuto neanche a me perché lui sapeva già da tempo che andava via, ma ha assunto un comportamento discutibile tipo quando ha baciato la maglia. Così facendo fai capire alla gente che saresti rimasto al Milan, e così invece non è stato”.

La scelta migliore sarebbe stata quella di rimanere al Milan? - “Penso di sì. Lui in rossonero era diventato un idolo perché aveva fatto 3-4 campionati buoni giocando ad alti livelli, era giovane, aveva la possibilità di restarci per tanti anni ancora, era cresciuto nelle giovanili e avrebbe potuto fare una carriera come aveva fatto Gianni Rivera, non cambiando mai squadra. Sarebbe diventato sicuramente il capitano del Milan e poteva guadagnare tanti soldi lo stesso, senza dover andare al PSG. Il Milan gliene aveva offerti lo stesso tanti”.

Parliamo invece di Maignan, che portiere è? - Fin ora si è dimostrato affidabile. L’ho visto a Bergamo contro l’Atalanta domenica e ha fatto 2-3 parate eccezionali, salvando il risultato dato che si stava ancora sullo 0-1. Non sta facendo rimpiangere Donnarumma”.

Maignan può rimanere a lungo nel Milan? - “Nel calcio di oggi non si sa mai. Non si capisce se i giocatori si attaccano alla maglia, se stanno bene nella città dove giocano, se si trovano bene con i compagni di squadra, ma nella maggior parte dei casi non dipende da loro ma dai procuratori. Sono i procuratori che decidono cosa devono fare. Se invece un giocatore ha personalità e dice al procuratore di voler rimanere in quella squadra, il discorso può cambiare”.

L’attuale Milan può competere per vincere lo scudetto? - “In questo momento sì, infatti è secondo in classifica dietro al Napoli che sta attraversando un periodo eccezionale con 7 vittorie di fila. Il Milan anche l’anno scorso era partito fortissimo calando un po’ alla distanza. Sicuramente i rossoneri non hanno le riserve in panchina che per esempio hanno Inter, Juventus e Napoli. Tolti Zlatan Ibrahimovic e Olivier Giroud che in questo momento sono sostituiti bene da Ante Rebic e Rafael Leao, gli altri che sono fuori, non siano all’altezza dei titolari”.

Un suo parere su Pioli e sul lavoro che ha fatto al Milan? - Pioli sta facendo un grandissimo lavoro, sta tenendo insieme una squadra dopo le polemiche dell’anno scorso quando doveva arrivare Ralf Rangnick. Poi è rimasto lui e ha fatto un campionato ottimo. Quest’anno è ripartito alla grande, perciò e Pioli non gli si può rimproverare nulla”.

Una mia curiosità, da giocatore, qual è la vittoria che ricorda con più piacere e qual è la sconfitta che le fa più male? - Sicuramente sono due partite della Nazionale. La vittoria che ricordo con più piacere è la semifinale dei Campionati del Mondo contro la Germania nel 1970. Questa partita viene ricordata ancora oggi dopo più di 50 anni e viene definita ‘la partita del secolo’. La peggiore sconfitta che ho avuto è stata sempre ai Mondiali, quelli del 1966, in Inghilterra contro la Corea del Nord”.

Cosa mi dice della finale persa nel 1970 contro il Brasile di Pelè? - Quel Brasile lì era fantastico. Un Brasile così non ci sarà mai più, era una squadra fortissima in tutti i reparti. Non persero nemmeno una partita e anzi, le vinsero tutte senza nemmeno sforzarsi più di troppo. Con noi dovettero lavorare parecchio perché fino al 66esimo eravamo 1-1. Poi chiaramente i nostri supplementari contro la Germania si fecero sentire, loro fecero il secondo gol e poi subito il terzo…e a quel punto lì abbiamo ceduto”.