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Milan, Albertini sul derby: “Non è mai una partita come le altre”

Stefania Palminteri – 3 Marzo, 10:15

Demetrio Albertini, ex calciatore del Milan

Demetrio Albertini parla del derby tra Milan e Inter: perché è una sfida diversa dalle altre e il ricordo della rimonta scudetto del 1998-99.

Dato che ormai siamo in aria di derby, nella settimana del tanto atteso confronto tra Milan e Inter, La Gazzetta dello Sport ha intervistato un ex rossonero che il derby di Milano lo conosce bene: stiamo parlando di Demetrio Albertini. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni proprio a tema derby.

Le parole di Albertini sul derby

“No, non è mai una partita come le altre. In palio ci sono sempre tre punti, ma dietro c’è molto di più: tradizione, orgoglio, sentimento”.

Su Leao, che ha dichiarato che il derby è “vita o morte”:
“Ai miei tempi non c’era nemmeno bisogno di certi richiami. Da una parte avevamo Maldini, Baresi, Costacurta… Dall’altra c’erano Bergomi, Ferri, Berti, solo per citarne alcuni. Non era gente a cui occorreva spiegare il significato del derby con dichiarazioni pubbliche.
Oggi, con tanti stranieri in più e rose che cambiano più spesso, credo che Leao abbia voluto avvisare i compagni, soprattutto gli ultimi arrivati, sull’importanza di una partita così. Rafa è al Milan ormai da quasi sette anni e giustamente ha parlato da veterano. Condivido il suo messaggio di fondo: in un derby porti in campo il senso di appartenenza, la storia di un club, anche di chi c’era prima di te con quella maglia”.

Sulla settimana del derby:
“Ciò che realmente è differente è il contorno. I tifosi, la città… Lo avverti.
Il derby sfugge alle normali logiche di classifica. Prendiamo gli ultimi sei derby: il Milan si è presentato praticamente sempre con gli sfavori del pronostico, ma ne ha vinti quattro e pareggiati due”.

Se la corsa scudetto si può riaprire in caso di vittoria del Milan:
“Per me no, perché sette punti da recuperare sarebbero comunque tanti, specialmente con questa Inter che viaggia a mille in Serie A. Però, ecco, i nerazzurri dovrebbero poi stare attenti a non fare scivoloni. E nel calcio mai dire mai: io ho vinto uno scudetto da -7 a sette giornate dalla fine nel 1998-99, rimontando su una grande Lazio. Noi le vincemmo tutte, loro ne persero due di fila con Roma e Juventus, e poi alla penultima giornata facemmo il sorpasso decisivo”.