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Albertini: “Ho vissuto un’epoca gloriosa al Milan”

Stefania Palminteri – 9 Febbraio, 11:55

Demetrio Albertini, ex calciatore del Milan

Albertini racconta il suo Milan alla Gazzetta: dall'esordio, ai ricordi con Sacchi, Capello e Ancelotti passando per la finale di Atene ‘94.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, la leggenda rossonera Demetrio Albertini ha ripercorso alcuni ricordi ed episodi legati alla sua gloriosa carriera con la maglia del Milan. Ecco un estratto.

Le parole di Albertini

Sul Milan:
“Sono arrivato che avevo 11 anni e sono andato via a trentuno. Ho vissuto un’epoca gloriosa, è stato un periodo fantastico della mia vita”.

Sull’esordio:
“Di quel giorno ricordo tutto e niente, un saliscendi d’emozioni. Dico sempre che esordire in Serie A è un conto, restare per oltre quindici anni ad alti livelli è la vera sfida”.

Su Sacchi:
“Di Sacchi mi porto l’essere maniacale. A volte, quando aveva un momento libero, mi prendeva da parte e mi parlava di tattica, schemi, movimenti, spostava pedine sulla lavagnetta: era iperattivo, spinto da una passione rara”.

Su Capello:
“Di Fabio ricordo i rapporti fantastici con i calciatori, aveva un’empatia unica… pur non essendo un chiacchierone”.

Su Ancelotti:
“Partiamo dal presupposto che io ho discusso con tutti gli allenatori che ho avuto, penso sia un record. Con Carlo sì, litigammo, e mi uscì una frase molto forte. Ma poi è tutto rientrato, abbiamo un rapporto ottimo e lo stimo tantissimo come tecnico”.

Su quale sia il suo ricordo più bello:
“Difficile sceglierne uno, ma se proprio devo dico la finale di Atene del ‘94. Fu un anno strepitoso e quella la partita perfetta. Doppietta di Massaro, gol del genio Savicevic e del mio amico Desailly. Io e Marcel formavamo una grande coppia”.

Sul ritiro:
“C’è anche un retroscena. Laporta mi chiese di farla al Camp Nou, io chiamai Galliani e chiesi di trovare un accordo per giocarla invece a San Siro. E la facemmo lì alla fine. C’erano 8 Palloni d’Oro in campo, ricordo che Van Basten era stupito. ‘Solo tu potevi raggruppare tutte queste leggende, ci hai fatto vivere una serata magica’. Lui venne da Rotterdam… e voleva vincere anche lì. In panchina c’era Capello, sembrava di essere tornati indietro nel tempo. E quando fece gol Marco venne giù lo stadio. In tribuna c’erano papà che spiegavano ai figli che quella squadra aveva segnato la storia. La loro, del Milan, ma in fondo anche la nostra”.