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MILANO – Carlo Ancelotti ha concesso una lunga intervista a Il Giornale su Silvio Berlusconi: “Il nostro rapporto non cambiò, fui circondato in ogni momento dei successivi 8 strepitosi anni, dal suo affetto oltre che dal suo incoraggiamento. Mai Berlusconi criticò il mio lavoro dopo una sconfitta, sempre, invece, dopo un successo, mi passava osservazioni per migliorare il gioco che mi facevano riflettere. Il diktat delle due punte? Lo ricordo perfettamente. E io me la cavai con una furbata perché continuai in molte partite a giocare col famoso ‘alberello’ di Natale, Shevchenko più Kakà e Rui Costa, con un piccolo trucco. Kakà, nell’elenco dei convocati, risultava sempre tra gli attaccanti. I miei appunti sui calci di punizione finiti nel libro di Vespa? A poche ore da una finale, chiesi al presidente di assistere alla riunione tecnica con la squadra. E quando fu il momento di distribuire i foglietti con i disegni, li passai anche a lui. Alla fine del meeting gli chiesi: ‘Presidente, come sono andato?’. E lui: ‘Promosso’”. Intanto arriva il colpo di scena su Rodrigo Caio…
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