Recentemente intervistato dalla Gazzetta dello Sport, la leggenda rossonera Gianni Rivera ha risposto a diverse domande in merito al Milan e alla Nazionale. Stasera gli Azzurri si giocheranno lo spareggio decisivo contro la Bosnia, Rivera ha detto la sua sulla gara e sul CT Gennaro Gattuso, per poi collegarsi al Milan parlando di come nella squadra ci siano troppo pochi italiani rispetto ai suoi tempi. In generale, secondo lui, è una tendenza negativa del calcio italiano di oggi, con i club che lasciano troppo in mano ai procuratori e non coltivano i giovani talenti. Ecco un estratto delle sue parole.
Le parole di Rivera
Sul Milan:
“Il cuore è sempre rossonero. Il Milan è una parte bellissima della mia vita. Vent’anni in campo, scudetti, Coppe dei Campioni”.
Su Luka Modrić:
“È un grande giocatore, un vero talento. Gioca bene, con grande passione, fa quello che si sente”.
Sulla Nazionale, se ce la farà ad andare negli USA per il Mondiale:
“Dobbiamo, assolutamente. Abbiamo fallito due qualificazioni consecutive. Basta spareggi, stop”.
Su chi seguirà con maggiore attenzione:
“La squadra. Noi siamo l’Italia, 4 titoli mondiali, come la Germania. Solo il Brasile ha fatto meglio. Niente scherzi e niente processi. Si va, si parte e basta. Mi piacerebbe che, visto che si giocherà anche in Messico, questi ragazzi entrassero nel nostro mitico Azteca, dove c’è la targa della partita del secolo. L’hanno messa per noi: Italia-Germania 4-3”.
Sul CT Gattuso, che ha dichiarato che queste da allenatore della Nazionale sono le partite della sua vita:
“Lo capisco, si gioca tutto. Ma Gattuso ha vissuto altri momenti importanti: campione del mondo con la Nazionale, campione d’Europa col Milan”.
Ancora su Gattuso:
“È serio e solido. A Milano direbbero un ‘bel fioeu’. È il tecnico e non deve piacere a me. Deve guidare la squadra e vincere. Gattuso sta lavorando bene. Punta anche sui giovani, ha la fiducia del gruppo. Lo seguono. Poi c’è un’altra cosa che si vede: la grinta. È riuscito a trasmettere la passione e la grande voglia a tutti. Sono uniti, concentrati, si nota persino quando cantano l’inno. Belli, veramente”.
Sul fatto che nella Nazionale attuale non ci siano giocatori del Milan:
“Beh, sono pochi anche gli italiani nel Milan, Bartesaghi e Gabbia, che adesso non sta giocando. Anche il presidente è straniero, in società ormai non credono più alle politiche che creavano, facevano crescere i Baresi e i Maldini. Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. In A i pochi calciatori bravi sono praticamente tutti stranieri, esclusa l’Inter credo. Prima i migliori erano quasi tutti italiani e arrivavano con merito in Nazionale. Ora il nostro calcio non crea più i fuoriclasse. La colpa? Soprattutto dei club che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori.
Io ho esordito in Nazionale a 18 anni, eravamo in sette del Milan […] Belgio-Italia 1-3, all’Heysel, 13 maggio 1962, amichevole in attesa di partire per il Mondiale in Cile. Il Milan un mese prima aveva vinto lo scudetto, io sono stato convocato con David, Radice, Salvadore, Maldini, Trapattoni e Altafini. Ho giocato con il numero 8. Il 10 era Omar Sivori. Centravanti José Altafini, ha fatto due gol. José aveva il gol facile”.
Sui tanti assist serviti ai compagni:
“Ero un 10, cercavo di fare bene il mio lavoro: i lanci e i passaggi. Li ho fatti ad Altafini, Prati, Maldera. E a qualcun altro…”.
Su Rafael Leao, che di passaggi nel Milan di oggi ne riceve pochi…
“Beh, io lo aiuterei. Farebbe tanti gol, ama attaccare gli spazi, sarebbe la mia freccia ideale”.