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Il tricolore fa parte del Milan?

Lorenzo Focolari – 2 Aprile, 16:35

Milan

A due giorni dalla sconfitta contro la Bosnia Erzegovina, tutto il Paese è sotto analisi per cercare di ripartire

Il disastro

La tempesta non è ancora passata. La sconfitta della Nazionale Italiana è avvenuta sul campo contro la Bosnia Erzegovina ma forse c’è qualcosa di più. Questa volta nessuno ha vinto, nemmeno coloro che del calcio non conoscono alcun aspetto. A perdere è stata una nazione intera che ha visto nel suo sport più blasonato una caduta di stile che dura da molto prima di martedì 31 Marzo 2025. C’è chi parla di 12 anni di vuoto che corrispondono a: tre mancate qualificazioni ai mondiali, un europeo vinto (miracolo sportivo) e un europeo giocato fino agli ottavi (altro miracolo sportivo). Altri hanno visto un degrado a partire dai mondiali in Sud Africa o dall’arenarsi delle famose 900 pagine di Roberto Baggio e i suoi collaboratori volte a rinnovare (nonché salvare) il nostro modo di intendere il calcio e oserei dire lo sport. Da qualunque punto storico si voglia partire ci ritroviamo oggi con una realtà ancora più sconvolgente di prima.

Cosa si può fare?

Dare colpe non è la strada giusta sebbene le attuali guide sportive che ci rappresentano abbiano ormai raggiunto ogni limite di sopportazione pubblica. Inoltre sembra mancare una competenza generale da cui è scaturito questo triplice disastro. Forse questa volta ognuno di noi in quanto italiano dovrebbe fermarsi e chiedersi cosa si può fare per cambiare. Ognuno di noi può e deve attuare qualche cambiamento. A partire dai genitori dei bimbi all’interno delle scuole calcio ad un Paese che deve smettere di delegare lo sport ad aziende private (o altri enti) invece di integrarlo all’interno del regime scolastico (come avviene negli USA o nella maggioranza dei paesi europei). Alle squadre di calcio che si affidano agli stranieri e non ai possibili talenti italiani che scompaiono a vista d’occhio non solo perché in Italia non si fanno più figli ma perché quelli che ci sono non hanno più amore per quella palla che rotola in un campo verde. Potremmo andare avanti ancora un po’ ma il punto è proprio questo. Chiunque abbia a cuore lo sport può fare qualcosa che sovverta questo sistema che ormai ci ha portato “sul fondo del barile”.

Il Milan

In questo senso una società come il Milan ha subito questo declino all’interno della propria prima squadra. Nel corso della propria storia la squadra rossonera ha perso quote significative di giocatori italiani a favore di quelli stranieri. L’attuale rose vede soltanto il giovane talento Davide Bartesaghi come unico vero titolare tricolore nel Milan. Questo accade anche ad altre squadre. Cosa significa? I club non sono altro che un parametro perfetto volti a dare forti riscontri sulla realtà nazionale e questo porta ad evidenziare come una società così importante come il Diavolo non riesca ad esentarsi dai giocatori stranieri. Gli italiani non ci sono e se ci sono, la maggior parte di loro non garantisce la vittoria o il raggiungimento di obiettivi. Diventa altrettanto chiaro che un club può provare nell’intento di promuovere i giovani del nostro Paese (altro aspetto su cui il dibattito è altissimo), ma la spinta iniziale deve arrivare da più in alto oppure dall’estremo opposto. La buona notizia è che noi cambieremo tutto questo perché il nostro calcio non è mai sparito. Abbiamo fatto l’errore di non curare la passata grandezza di questo sport fatta dai più grandi campioni dei nostri tempi. Abbiamo pensato che tutto fosse già perfetto ma cambiare significa sovvertire la propria condizione quando meno ti conviene. Adesso siamo sul fondo, ci rialzeremo come abbiamo sempre fatto con la speranza di preservare ciò che ricostruiremo.