Le parole dell'ex rossonero Suso alla Gazzetta: il legame con il Milan, il retroscena sul no all’Inter e i ricordi dei derby passati.

In vista del derby di Milano in programma domenica sera, la Gazzetta dello Sport ha intervistato un ex-Milan che in molti ricordano bene, Suso. L’esterno spagnolo è uno di quei giocatori cha anche dopo l'addio sono rimasti particolarmente legati ai colori rossoneri, e lo dimostrano anche le parole rilasciate in questa intervista. Ha parlato dei derby passati, del Milan di oggi e ha poi svelato un retroscena sul suo mancato passaggio all’Inter, quando a sedere sulla panchina nerazzurra c'era Spalletti, proposta da lui rifiutata proprio per rispetto del legame con il club rossonero. Ecco un estratto.

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Le parole di Suso

Sul periodo al Milan e sul derby del 2016 in cui fece doppietta:“Sì, il Milan è la squadra in cui sono stato più felice. Era il mio primo derby da titolare e l’atmosfera era speciale. E poi avevo fatto quella promessa…se vinco torno a casa a piedi".Promessa mantenuta?“No, l‘Inter pareggiò nel recupero, ci sarei andato solo se avessimo vinto“.

Sul mancato passaggio all’Inter:“Lo ricordo perfettamente. Io potevo liberarmi con il pagamento di una clausola e l’Inter voleva pagarla. Spalletti mi chiamò e gli parlai al cellulare. Il fatto che l’Inter mi volesse era un orgoglio ma io ero del Milan. Ho detto di no: non sarebbe stato giusto, per quello che avevo vissuto al Milan“.

Sul periodo conclusivo della sua avventura al Milan:“C’è stato un periodo non bello come risultati. Il Milan aveva preso Pioli e a dicembre 2019 perdemmo 5-0 contro l’Atalanta. Pioli poco dopo mi tolse dalla formazione e io pensai che non volesse farmi sentire importante. Cominciai a non giocare e la squadra vinceva, il calcio a volte va così. Ho sentito che fosse il momento migliore per chiudere“.

Sul Milan di oggi:“Mi piace. Quando guardo una partita di Serie A, guardo il Milan. Lotterà per lo scudetto, come l’Inter. Allegri, che si giochi bene o male, è un allenatore fantastico“.

Gli allenatori più importanti nella sua carriera:“A Montella devo tutto. Mi ha detto ‘rimani qui e faremo grandi cose’. Poi Gattuso, era come se fosse non dico un amico, ma una persona che capisce tutto in spogliatoio. Luis Enrique, che è il numero 1 per tattica e modo di vedere le partite. E Lopetegui perché con lui ho vinto un’Europa League“.

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