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Baresi, Milan di Berlusconi? “Difficile ripetere quel ciclo di successi”

Stefania Palminteri – 20 Febbraio, 11:55

Baresi ex giocatore del Milan

Franco Baresi ricorda Berlusconi e il Milan dei grandi successi: "Ci diede la famosa mission: diventare la squadra più forte al mondo".

In occasione del quarantesimo anniversario dall’acquisto del Milan da parte di  Silvio Berlusconi, il quotidiano Il Giornale ha intervistato una delle leggende rossonere, Franco Baresi. L’ex capitano ha raccontato aneddoti legati all’arrivo di Berlusconi, al ciclo vincente inaugurato e al celebre episodio del podio del Pallone d’Oro tutto rossonero. Ecco un estratto delle sue parole.

Le parole di Baresi

Sul ricordo dei giorni in cui Berlusconi acquistò il Milan:
“A Milanello eravamo tutti ansiosi e curiosi di seguire le indiscrezioni per capire come sarebbe finita la trattativa. Silvio Berlusconi godeva già di una brillante fama di imprenditore di successo e, senza ancora conoscerlo personalmente, facevamo un tifo disperato per lui. Eravamo in fondo a un tunnel, ecco come stavamo.

Ricordo un particolare significativo: a quel tempo, quando la squadra era in viaggio per le trasferte, i cancelli di Milanello venivano aperti per feste di matrimonio o di prima comunione, così da raccattare qualche lira in più.  Berlusconi arrivò in elicottero in un mattino molto freddo, c’era la neve nei vialetti di Milanello. Si presentò in modo semplice e diretto, usando poche parole e puntando a organizzare il lavoro necessario per trasformare in pochi mesi la società in un club moderno. A noi calciatori portò in dono un calice d’argento Cartier”.

Sulla mission del presidente Berlusconi:
“Qualche mese dopo, quando ci riunì al castello di Pomerio prima dell’avvento di Arrigo Sacchi come allenatore, ci diede la famosa mission: diventare la squadra più forte al mondo. All’inizio quel traguardo suscitò diffuso scetticismo, perché la stagione precedente non si era conclusa con risultati esaltanti. Un anno dopo avevamo già lo scudetto sul petto. Non ho dovuto aspettare molto per trasformare in successi reali tutti i miei sogni”.

Il racconto delle vittorie rossonere:
“Partirei dalla prima Coppa dei Campioni alzata a Barcellona, nel maggio ’89, davanti a circa 80 mila milanisti, per poi passare, pochi mesi dopo, al viaggio esotico in Giappone per la finale della Coppa Intercontinentale. A Tokyo, dicembre 1989, salimmo sul tetto del mondo, dando concretezza al famoso discorso di Pomerio. Il nostro rapporto con il presidente non si esaurì con il calcio, ma si arricchì di stima e affetto quotidiano, con episodi che restano scolpiti nella mia memoria”.

Due ricordi indelebili:
“Nell’edizione del Pallone d’Oro 1989 mi classificai al secondo posto, dietro Marco Van Basten e davanti a Frank Rijkaard, completando un podio tutto milanista. In quell’occasione Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d’Oro. Il secondo attestato avvenne alla fine della mia carriera, con il ritiro della maglia numero 6 nel 97/98: quel giorno consegnai la fascia di capitano, ricevuta da Gianni Rivera, a Paolo Maldini, figlio di Cesare, già capitano della prima Coppa dei Campioni rossonera nel 1963 a Wembley”.

Sul Milan attuale e la possibilità di ripetere i successi del passato:
“La mia risposta è sincera: sarà difficile ripetere quel ciclo di successi. Il calcio è cambiato, le proprietà dei club italiani si sono evolute e la concorrenza europea è diventata più agguerrita, soprattutto in Inghilterra. Eppure posso rassicurare tutti: il Milan resterà un club storico per bacheca e tradizione, e sta lavorando sodo per alzare la sua competitività”.