L'ex allenatore del Milan a Il Corriere della Sera: "Ho sempre amato il mio lavoro senza ritegno. La vittoria è la conseguenza delle idee e dell'abnegazione"
MILANO - L'ex allenatore del Milan Arrigo Sacchi ha rilasciato una lunga intervista a Il Corriere della Sera. Il tecnico di Fusignano ha ricordato gli straordinari anni in rossonero: "Non sono mai stato uno da sfumature, vedo solo bianco o nero, e ho sempre amato il mio lavoro senza ritegno. Considero il calcio uno spettacolo sportivo e la vittoria è la conseguenza delle idee e dell'abnegazione. Appena arrivato, mi invitarono alla Bocconi e uno studente mi chiese: «Come pensa, lei che non è stato un grande calciatore, di poter insegnare qualcosa ai campioni del Milan?» Risposi: «Per fare il fantino non è necessario essere stato un cavallo». Fui fortunato perché trovai dirigenti pazienti e competenti e giocatori magari diffidenti ma mai non prevenuti. In sei mesi avevamo vinto tutto con il Milan e festeggiamo con una cena. Ricordo che Baresi e Ancelotti mi dissero: «Siamo i migliori del mondo». Ho guardato l’orologio, erano le 23.30. Dissi loro: «Siamo i migliori ancora per mezzora, domani si riparte da zero».
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