Sergio Conceicao torna a parlare della sua esperienza al Milan: le difficoltà affrontate e l'assenza della società nei momenti più delicati.
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Recentemente intervistato da la Repubblica, l’ex allenatore rossonero Sergio Conceicao è tornato a parlare dell’esperienza sulla panchina del Milan della passata stagione. Conceicao ha raccontato alcuni retroscena sulle difficoltà di allenare il Milan in quel periodo. Molte delle sue dichiarazioni risultano attuali ancora oggi perché, nel clima di contestazione nei confronti di alcuni dirigenti, Conceicao ha fatto capire che anche durante la sua gestione la società non si era dimostrata all’altezza, non intervenendo mai per tutelare giocatori e allenatore. Ecco un estratto delle sue parole.
Le parole di Conceicao
Sulla chiamata del Milan:“Ero stato chiamato per portare a termine un lavoro in cui Fonseca aveva trovato difficoltà, pur essendo anche lui un grandissimo allenatore. Ho trovato un gruppo che voleva lavorare: c’era la Supercoppa italiana in Arabia, abbiamo battuto Juve e Inter e l’abbiamo vinta”.Sull’esperienza sulla panchina del Milan:“Non è facile fare l’allenatore del Milan. È una squadra storicamente abituata a giocare stagioni di altissimo livello e a vincere finali di Champions. Al tempo stesso, il momento era complicato. Al Porto ho vinto tantissimo, ma era diverso: avevo un presidente rimasto in carica per decenni e ritiratosi da più titolato al mondo. La società era ben strutturata e organizzata. Il passaggio non è stato facile. A Milano, dopo la vittoria della Supercoppa, è bastato un pareggio col Cagliari perché cominciassero a girare voci su chi avrebbe preso il mio posto. E nessuno le ha smentite”.
Su quali fossero i principali problemi affrontati:“Giocavamo ogni tre giorni, ci allenavamo praticamente in partita. Tanti video, poco lavoro in campo. Ma non mi lamento. Quando ho firmato conoscevo il calendario. Sono comunque stati sei mesi positivi. Abbiamo fatto due finali. Una l’abbiamo persa, è vero, ma sarebbe potuta andare diversamente”.
Su come i giocatori avessero vissuto i momenti in cui venivano messi in discussione:“Ho frequentato spogliatoi per venticinque anni e so che l’instabilità ambientale arriva anche lì. Non era facile giocare con i tifosi che disertavano la curva. E con i social, quello che si diceva di noi arrivava ai calciatori. Se la società non è forte, lo spogliatoio non può essere forte”.
Su chi fossero i leader nello spogliatoio del suo Milan:“Leader è chi dà l’esempio, anche nel modo di comportarsi fuori dal campo, dal riposo alla nutrizione. Pulisic e Gabbia erano leader per l’esempio che davano, ma non erano gli unici”.
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