Lo storico ex tecnico rossonero Fabio Capello ha recentemente commentato sulle pagine della Gazzetta dello Sport la recente brutta sconfitta del Milan, che ha perso in casa 0-3 con l’Udinese e che ora sta vivendo il momento più negativo e difficile di tutta la stagione.
Capello è entrato proprio nel merito del match e ha detto ciò che secondo lui non ha funzionato e in che cosa il Milan sta soffrendo particolarmente in quest’ultimo periodo. Infine ha commentato anche il rendimento di Rafael Leao e i fischi a cui è stato sottoposto da San Siro alla sua uscita dal campo. Ecco un estratto della sua intervista.
Capello: “Il problema è nella testa, non nel modulo”
“Fatta la premessa che l’Udinese sta molto bene ed è squadra rognosa da affrontare, il calo del Milan non può avere giustificazioni. In una stagione senza coppe, con un’eliminazione precoce dalla Coppa Italia… Mi viene da pensare che tutto parta dalla testa, piuttosto che dalle gambe. Forse i giocatori rossoneri hanno subito il contraccolpo di essere usciti dalla lotta per lo scudetto dopo il ko di Napoli. O forse si sono adagiati su una classifica che pareva mettere al sicuro la qualificazione in Champions”.
Sul fatto che Allegri avesse avvisato i suoi che il posto Champiosn non era ancora acquisito:
“Perché Max probabilmente odorava nell’aria che qualcosa non andava. Uno con la sua esperienza certe cose le avverte prima”.
Se è rimasto sopreso dalla sconfitta del Milan:
“Fino a un certo punto. Sono arrivato presto allo stadio e ho osservato con cura il riscaldamento dell’Udinese: si vedeva una squadra concentrata, sul pezzo, tonica. E in particolare Zaniolo, spesso in passato criticato per gli atteggiamenti, ha fatto un pre-partita perfetto. Non a caso poi è stato il migliore in campo.”
Sul fatto che il Milan di Allegri non avesse mai perso con tre gol di scarto in stagione:
“Perché è sempre stato compatto e solido difensivamente. Sabato, invece, ha concesso innumerevoli ripartenze agli avversari. Va anche detto che gli episodi non sono girati a favore del Diavolo: l’autogol di Bartesaghi, la grande parata di Okoye a inizio secondo tempo su Saelemaekers, quando sinceramente pensavo che la partita potesse ancora essere ripresa.”
Se il problema è stato il modulo:
“Ma no, lasciamo stare il modulo. Il problema, semmai, è stato il ritmo. L’Udinese andava una volta e mezza più veloce. Vinceva tutti i contrasti, aggrediva e ripartiva con un’intensità molto maggiore a quella dei rossoneri. Così, puoi giocare con tutti gli schemi che vuoi, ma le partite le perdi ugualmente. Non dimentichiamoci che il Milan arrivava da una sconfitta contro il Napoli e che per tutto il girone di ritorno sta facendo una fatica tremenda a segnare. Evidentemente Allegri ha cercato dei rimedi, che non hanno funzionato. Ma il problema mi pare ben più profondo di una partita sfortunata”.
Sui fischi a Leao:
“I fischi li ho sentiti anche io. E ho letto le parole di Rabiot, che invece invita il pubblico ad aiutare Leao. Giusto, ma ecco, io aggiungerei che pure il portoghese deve aiutarsi un po’ da solo”.
Su quale sia il problema per Leao:
“L’ho detto più volte, a me da centravanti non convince. Ma al di là del ruolo, mi sembra proprio non ne abbia come una volta. Quando nel secondo tempo è stato spostato all’ala sinistra, la sua posizione preferita, non andava quasi mai uno contro uno. È stato il simbolo di un Milan sotto ritmo”.