Locatelli: “Quando rivedo il mio gol a Buffon ho i brividi”

Locatelli: “Quando rivedo il mio gol a Buffon ho i brividi”

Donnarumma: “Da piccolo giocavo in porta perché ero scarso davanti”

MILANO – Manuel Locatelli è intervenuto a Radio 105 intervistato dal trio comico Gli Autogol: “Nazionale? È stato un momento speciale per me, un bel momento, una bella esperienza, in Nazionale”

“San Siro? Sono partito dal terzo anello, prima di andare a bordocampo ho fatto il raccattapalle. Giocare a San Siro è l’emozione più grande della mia vita. Difficile da raccontare, ogni bambino vorrebbe realizzare questo sogno: bellissimo davvero”.

“Conte ? Mai conosciuto. L’unico mai visto sei tu quando lo imiti”.

“Ventura? Bravo, buon rapporto con i giocatori, ci ho parlato sin da subito. Lo ringrazio per avermi dato quest’opportunità”.

“Dopo i due gol? E’ bellissimo quando la gente ti ferma per strada, ti riconosce, ti chiede le foto e ti riconosce. Ringrazio tutti i tifosi che mi sono sempre vicini. Cerco di essere il ragazzo che ero prima, tranquillo, sereno, che mi piace scherzare, divertirmi, con calma”.

“Gol a Buffon? Emozione fantastica, un sogno. Ogni volta che rivedo il video del mio gol ho i brividi, un’emozione incredibile ed inaspettata. Segnare al portiere più forte del mondo è un sogno che si realizza. Tuttora faccio fatica a crederci”.

“Donnarumma? Lo conosco da quando è arrivato al Milan, eravamo piccolini, poi lui ha fatto il percorso verso la prima squadra. E’ un ragazzo tranquillo, piace molto scherzare anche lui, siamo molto amici. Andiamo d’accordo su tutto, tranne sulla musica: lui ascolta le canzoni napoletane. Io ascolto musica house”.

Si aggiunge Donnarumma alla conversazione: “Si, io ascolto Gigi D’Alessio, Tony Colombo”.

“Come ci siamo resi conto di essere forti? Non ho mai avuto il problema di non essere scelto in squadra – confessa Locatelli -, ma da piccoli si è tutti normali. Certo, si vede chi è un po’ più forte, però ci si divertiva. Magari da dentro non lo notavo”.

Donnarumma risponde: “Mi mettevano sempre in porta, perché ero scarso davanti”.

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