MILAN, ITALY - OCTOBER 22: Tommaso Pobega of AC Milan attends before the Serie A match between AC Milan and AC Monza at Stadio Giuseppe Meazza on October 22, 2022 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)
Tommaso Pobega si è raccontato ad “Homegrown”, format di Milan TV. Sulla quotidianità di Milanello: “È stato un processo lungo, formativo. Sono arrivato nel 2014 che avevo 14 anni, mi sono presentato in convitto. Ho iniziato al Vismara con i Giovanissimi Nazionali e ho fatto tutto il percorso. Sono cambiato come persona all’ultimo anno di Primavera, quando abbiamo avuto Gattuso i primi 3-4 mesi. Per la prima volta siamo stati trattati da uomini e da giocatori. Ci concedeva più libertà però poi le richieste erano più alte e questo ci ha responsabilizzato, ci ha fatto crescere molto. È stato propedeutico a quello che sono andato a fare gli anni dopo”.
Sull’arrivo al Milan: “È stata un’enorme fortuna che mi ha fatto maturare tantissimo. Io sono venuto qua a Milano che ero ancora più bambino. Avevo 14 anni e non ero ancora sviluppato, ero molto piccolo, ero un bambino molto loquace ma anche un po’ spaventato da alcune cose. Mi ha fatto crescere moltissimo perché arrivi in una città nuova in cui devi rapportarti con 40-45 ragazzi, che arrivano da tutto il mondo. Al primo anno non giocavo mai, ero un po’ indietro fisicamente. Sono stato bravo e fortunato, mi è stata data molta fiducia”.
Sula prima amichevole contro il Bournemouth nel 2016: “Era il Milan di Montella, era durante una delle soste per la nazionale. C’era quest’amichevole in trasferta e ci ha portato, già lì fare una trasferta con la prima squadra è stata un’emozione. Mi ha fatto entrare negli ultimi 5 minuti ed è stata una bella emozione. La prima maglietta ufficiale, ce l’ho a casa insieme ad altre”.
In Nazionale ha debuttato subentrando a Tonali: “Una bella cosa, anche per tutto il movimento e per il Milan in sé. Avere giocatori italiani, giovani, che riescono ad andare in Nazionale a giocare è sempre una cosa bella. Con Sandro ho un bel rapporto, si sta bene, c’è anche un’amicizia al di fuori del campo. Fa solo che piacere condividere questi momenti insieme”.
Su Pioli: “L’avevo già conosciuto durante i ritiri. C’è sempre stata una gestione positiva del gruppo, in cui si lavora davvero bene. L’anno scorso mi aveva detto che avevo fatto una buona scelta con il Torino e che avrei trovato un mister che mi avrebbe aiutato a crescere. Con Pioli ho un buonissimo rapporto, mi consiglia dove poter avere un miglioramento che deve essere costante, oltre alla gestione del gruppo che è ottima: capiamo quando andare forte e quando recuperare meglio“.
Un idolo: “Non ho mai avuto un idolo come caratteristiche, ma da piccolo avevo questa passione per Schweinsteiger. Quando vedevo le sue partite, mi cadeva l’occhio su di lui. Al Milan mi ha incuriosito Ibra: volevo vedere da vicino i particolari come in palestra, cosa fa per essere così forte e così prestante. All’età che ha non è usuale vedere giocatori così costanti“.
Su Maignan: “Mi ha colpito Maignan, non lo conoscevo. Non sono uno che segue i campionati stranieri, quindi, quando è arrivato, non lo conoscevamo così bene; è stata una enorme sorpresa anche a livello umano“.
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