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Romagnoli, futuro in bilico: fra rinnovo e Tomori…

Redazione Il Milanista

Le ultime novità sul futuro del difensore e capitano del Milan, Alessio romagnoli. Il classe 1995 è in scadenza di contratto nel 2022.

MILANO - Sabato prossimo Alessio Romagnoli festeggerà il traguardo delle 220 presenze rossonere e diventerà il 54° giocatore più presente nella storia del club. Questo succederà nella gara dell’ora di pranzo contro la Samp, una delle tre squadre di club della sua carriera. La terza è la Roma, dove Alessio era arrivato bambino e con cui aveva messo per la prima volta piede in Serie A. Un capitano non abbandona mai la sua nave?

LE PAROLE DEL TECNICO E IL NODO INGAGGIO - Non è sempre vero. "Romagnoli - aveva detto Stefano Pioli alla vigilia di Hellas Verona-Milan - ha accettato la mia scelta, non con soddisfazione ma è giusto così. Quando ha capito che non giocava a Roma non era contento, ma l'ha accettata con rispetto. Siamo in tanti e in tanti meritano di giocare, ma poi l'allenatore fa le scelte". Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello SportMino Raiola, agente del difensore ex Sampdoria e Roma, avrebbe chiesto per firmare il prolungamento quasi il doppio dell'attuale ingaggio: da 3,5 a 6 milioni di euro netti a stagione. Il contratto del numero 13 scadrà nel 2022. 

SUL TEMPO E L'EVENTUALE NON RINNOVO DI GIGIO DONNARUMMA - C'è tempo per trattare, ma certamente non a queste cifre e con l'attuale situazione. Come noto, Romagnoli è, al momento, una riserva di lusso: l'eventuale riscatto di Tomori (28 milioni di euro) non permetterà altre follie in difesa e, sopratutto, resta inspiegabile che un giocatore dal rendimento così deludente possa chiedere, tramite il suo agente, un raddoppio del suo stipendio. Da tenere in considerazione, tra le tante variabili, anche che un eventuale non rinnovo di Donnarumma potrebbe rovinare i rapporti tra il Milan e Raiola, agente anche di Romagnoli. Secondo la Gazzetta dello Sport, il difensore e capitano del Milan può fare al caso del Barcellona. Non ci sono stati contatti, ma le parti sanno che potranno esserci in futuro. La partità, insomma, è ancora apertissima.