Milan, parla Gila: “Amorim mi piace, sono qui anche per lui”
Nella giornata di ieri, il neo acquisto dei rossoneri Mario Gila, si è preso protagonista al Flagship Store del Milan in via Dante, nel cuore di Milano. Il difensore spagnolo, accolto da numerosi tifosi, ha poi risposto alle domande dei giornalisti presenti per parlare del suo arrivo nel club meneghino e su quali saranno gli obiettivi stagionali. Di seguito le sue dichiarazioni.
Come procedono queste prime settimane in rossonero? “Bene, sono molto contento. Da quando sono arrivato, dico calcisticamente, mi trovo molto bene. I ragazzi sono un gruppo molto bello, sembra una famigli. Anche lo staff, i magazzinieri, lo staff medico. I miei compagni sono molto bravi, sono molto contento di essere in una squadra così. In città mi trovo bene”.
Qual è stata la prima cosa che ti ha colpito del mondo Milan e del lavoro di Amorim? “Mi è piaciuta della società soprattutto la grandezza che fa vedere, un club grandissimo. I servizi che ha Milanello sono pazzeschi, tutti sono molto disponibili e sono molto contento. Poi parlando del discorso calcistico sono felice che Ruben Amorim faccia un gioco molto moderno. Si lavora molto con la palla e anche sul discorso fisico, tanto. Però è uno stile di gioco che mi piace, penso che posso fare molto bene anche se non l’ho praticato molto in questi anni nella Lazio. Però penso che mi può far migliorare tantissimo come giocatore”.
Nel vostro primo confronto, cosa vi siete detti? E cosa ti ha spinto ad accettare il Milan? ”Con Amorim abbiamo parlato un po’ della maniera di vivere il calcio, in cosa siamo d’accordo. Abbiamo parlato molto del suo stile di gioco, di cose che magari io ho fatto nei diversi stili di gioco con i diversi allenatori che ho avuto. Abbiamo confrontato un po’ le idee, abbiamo parlato di una maniera di pensare calcio uguale. La pensiamo molto simile. Sono molto contento, ho condiviso il mio modo di pensare con l’allenatore e lui mi ha spiegato anche come la vede. Mi è piaciuto molto. È stato in parte lui a spingermi per scegliere questa piazza”.
Amorim ti ha utilizzato sia da centrale sia da braccetto: dove ti senti più a tuo agio? “Mi ha provato sia da centrale che da braccetto. Entrambe le posizioni mi piacciono, sono molto diverse. Il centrale è una posizione più di posizionamento e gestione palla, con un’uscita del pallone che aiuta la squadra e coprire gli spazi quando i braccetti vanno su. È una fase che mi piace, faccio vedere una potenzialità mia che è la velocità. Da braccetto vado molto più in avanti, mi piace essere arrogante, aggressivo in quel senso. Dipende dalla partita. Ci sono partite in cui magari devi controllare di più il gioco e mi piace, ci sono partite in cui posso avanzare di più. Quando mi allenava Tudor ho giocato addirittura braccetto sinistro che mi piace anche. Sono stili diversi, mi piacciono entrambi e sono pronto a tutti e due”.
Con chi hai instaurato subito un bel rapporto all’interno dello spogliatoio? “Una personalità che mi è piaciuta molto, che mi ha fatto entrare subito dentro la squadra è stato Gabbia. È un leader importantissimo dentro la squadra. Poi ci sono un paio di ragazzini, Camarda e Bartesaghi. Ho legato molto con loro, sto quasi sempre con loro, mi ha fatto molto piacere che mi abbiano accolto molto velocemente in squadra”.
Il gioco offensivo richiesto da Amorim comporta tanti uno contro uno difensivi: è una responsabilità che ti entusiasma? “A me piace il discorso di andare in attacco e poi magari lasciare i difensori in situazioni che sono difficili per noi, però comunque è il calcio attuale. Se fai delle belle posizioni tattiche per attaccare di squadra la difesa può fare bei lavori. Il calcio attuale è così: se vuoi andare in attacco devi prendere rischi, magari sulla sicurezza difensiva. Magari se giochi contro un attacco a tre rimani uno contro uno e te la devi giocare. Questi sono i giocatori che valgono soldi: che vincono i duelli, che ti fanno uscire da situazioni difficili. Se vuoi andare in avanti devi prendere rischi dietro. Non vuol dire che non ci sia una responsabilità difensiva nel calcio, ma è un calcio che propone molta più offensività. Per il mio stile considero che il calcio sta diventando questo e dobbiamo abituarci il prima possibile. Ci porterà tanti risultati positivi”.
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