LE PAGELLE - Balotelli rigore e poco altro, Luiz Adriano non pervenuto
Alessandria-Milan 0-1, ecco le pagelle dei rossoneri:
Abbiati 6 - Mai chiamato in causa, a volte si dimostra indeciso sui rinvii.
Antonelli 7 - Il migliore dei suoi, per impegno e dedizione Propositivo sulla fascia, si rivela decisivo: è lui a guadagnarsi il calcio di rigore
Balotelli getty
De Sciglio 6.5 - Si alterna con Honda nelle incursioni sulla destra. Cerca sempre il cross e dalle sue parti nascono gli spunti migliori
Romagnoli 6 - Partita ordinata e attenta, senza sbavature. Insieme a Zapata non corre mai pericoli concreti.
Zapata 6 - Non ha molto lavoro da svolgere, ma è sicuro e preciso quando chiamato in causa.
Honda 6 - All'inizio stenta, non partecipando a dovere alla manovra. Delizioso assist per l'occasione d'oro sciupata da Balotelli. Migliora col passare del tempo. Gioca molti palloni sulla fascia.
Boateng 5.5 - Soffre quando confinato sulla fascia, cercando solo gli appoggi dietro. Meglio quando si accentra alle spalle di Balotelli (dall'84' Kucka).
José Mauri 5.5 - Dimostra poca personalità e non incide sulla gara. Poteva essere una buona chance per mettersi in mostra, ma la sua prestazione è incolore (dal 63' Montolivo).
Poli 6 - Detta bene i tempi e gioca molti palloni. Si divora però una grandissima chance, mentre nel secondo tempo gli viene annullato un gol per fuorigioco di Niang.
Balotelli 6 - Tenta subito qualche giocata, spesso con troppa sufficienza, come quando sbaglia un clamoroso rigore in movimento. Si rifà poco dopo realizzando il penalty: un gol che si spera gli ridia fiducia (dal 71' Niang).
Luiz Adriano 5 - Troppo schiacciato dalla retroguardia dell'Alessandria, fatica a smarcarsi e trovare la profondità. Non si ricordano azioni degne di nota.
Montolivo (dal 63') 5.5 - Trenta minuti senza senza infamia e senza lode.
Niang (dal 71') 6 - Colpisce il palo sul finire del match.
Kucka (dall'84') sv
All. Mihajlovic 6 - Giusto per la vittoria. La formazione è sperimentale e certo non brilla, anzi: il tecnico rossonero non ottiene dalle seconde linee le conferme che cercava, e la sua agitazione in panchina parla per lui.
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