Mihajlovic: “Mi rode non aver giocato la finale di Coppa. Berlusconi non voleva che schierassi Donnarumma”

Mihajlovic: “Mi rode non aver giocato la finale di Coppa. Berlusconi non voleva che schierassi Donnarumma”

Le parole dell’ex tecnico rossonero sul Torino e sul Milan

MILANO – In una lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, Sinisa Mihajlovic, ex tecnico del Milan, ha parlato così della sua nuova avventura al Torino e dei suoi trascorsi in rossonero. “Qui mi sento a casa – dice il tecnico serbo – a differenza del Milan, dove invece non è andata come volevo. Penso a un episodio con Berlusconi: venne due volte a Milanello per cercare di convincermi a non schierare Donnarumma. Gli dissi: o me ne vado e gioca Diego Lopez, o resto e gioca Donnarumma. Sono rimasto, per fortuna sua. L’unica cosa che mi rode è di non aver potuto giocare la finale di Coppa Italia, perché non c’è la controprova ma penso che con me in panchina potevamo vincere, visto come ha giocato la Juve. Non mi è stato permesso, ma sono esperienze che fanno crescere. Anche se io avevo già deciso di andare via anche se non mi avessero cacciato. Non potevo fare un altro anno così. Galliani? Mi ha aiutato tanto, è un grande. Spero non lasci il calcio. Gli voglio molto bene, lo considero un amico, il nostro rapporto continua”.

ROMAGNOLI E NIANG – “Il Milan è stato in un momento difficile sin dall’inizio. Abbiamo perso tempo le prime 7-8 partite perché abbiamo giocato con il 4-3-1-2, come voleva il presidente Berlusconi, anche se si capiva che non era il modulo adatto. Dopo la partita con il Napoli ho detto ‘basta, vado di testa mia’: se mi manda via, muoio con le mie idee. E i risultati hanno cominciato a venire. Cosa si è rotto poi? Non so. Loro mi avevano preso perché ho personalità e io sono riuscito a ridare le regole e la cultura del lavoro che erano venute molto, molto meno. Tanto è vero che nessuno ha mai sgarrato e anche gli infortuni sono calati. Penso che si debba considerare tutto quello che è successo per dare un giudizio: il tempo perso all’inizio; l’esonero dopo la partita con la Juve, la migliore che abbiamo giocato; il fatto che ho lasciato il Milan in finale di Coppa Italia e in Europa League e sappiamo com’è andata a finire; l’esordio di Donnarumma. Romagnoli che non sarebbe mai venuto a Milano senza di me, perché nessuno voleva spendere 25 milioni: quella cifra era esagerata allora, ma in prospettiva non lo era. Anche quella volta ho convinto il presidente. Lui diceva che era troppo caro, io gli ho detto: pres facciamo così, se quando vorrà rivendere Romagnoli lo fa per meno di 25 milioni la differenza la metto io; se lo vende a di più facciamo a metà. Mi sembra sia arrivata un’offerta dal Chelsea per il doppio. E poi Niang: con me ha giocato titolare, mi sono esposto io per non farlo vendere a gennaio, perché doveva andare al Leicester. Senza questi tre giocatori, il Milan oggi sarebbe meno forte. E meno ricco”.

IL TORO –Siamo ancora al 50% possiamo ancora dare molto di più. Anche miei ragazzi han detto che non era facile cambiare mentalità, dopo cinque anni di lavoro con Ventura, perché mi arrabbiavo. Io sono venuto al Toro per cercare una squadra che assomigliasse il più possibile al mio carattereStaremo vigili sul mercato, l’obiettivo è l’Europa. Sappiamo tutti cosa fare, anche perché il mio Toro non è solo grinta, ma anche gioco. Con Cairo il rapporto è ottimo, se fosse un giocatore sarebbe un tuttocampista, uno che lavora per la squadra in difesa come in attacco. Vuole sapere tutto della squadra, ma non si immischia mai. Le donne? Le ritengo molto più forti di noi uomini: mia moglie ha partorito cinque figli, e in casa comanda lei”.

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