Donadoni: “Allenare il Milan? Non è un mio obiettivo, ma sarebbe una soddisfazione”

Donadoni: “Allenare il Milan? Non è un mio obiettivo, ma sarebbe una soddisfazione”

Le parole del tecnico del Bologna

MILANO – Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Roberto Donadoni si è raccontato, affrontando molti temi. “Siamo una realtà in crescita, stiamo cercando la nostra dimensione. I nostri proprietari sono nordamericani e hanno anche radici forti in Italia. Saputo è affabile, davvero una persona perbene. Rispetta i ruoli e questo per me è un dato fondamentale.

PARMA – “Onestamente sono perplesso per ciò che è successo a Parma, non credevo che potesse finire così, ma da fuori faccio fatica a giudicare. La sfida di domenica con l’Atalanta è stimolante. Qualche mese fa sembrava che dovesse succedere la rivoluzione, invece Gasperini è rimasto giustamente al suo posto e la squadra adesso è in alto. Da bergamasco sono contento e da avversario sono curioso. L’Atalanta è partita più o meno alla pari con noi, sulla carta, e ora ha una classifica favolosa. Perciò voglio vedere che cosa succederà domenica”.

ALLENARE UNA BIG – “Io allenatore da provincia? Non è giusto etichettare le persone così. E’ assurdo valutare me per le chance che non ho avuto. Io poco mediatico per le grandi squadre? Aria fritta. Allenare il Milan non è un obiettivo. Sarebbe una soddisfazione per me, ma non esiste soltanto quello. E comunque al momento l’obiettivo sarebbe più fuori che dentro l’Italia, fermo restando il fatto che il Bologna è la priorità. Ci sono passi importanti da fare, come la costruzione di un centro sportivo: è il segnale della serietà dei piani di Saputo, il segno di grandi ambizioni. Qui si sta portando avanti davvero un progetto, parola abusata nel calcio italiano”.

LA NAZIONALE – “Per me la Nazionale non è un rimpianto. Quando l’ho lasciata se non mi sbaglio era al secondo posto nel ranking mondiale. Il resto sono chiacchiere. E’ vero che ho rifiutato di andare all’estero per non mollare il mio staff? Sì e non ci vedo niente di strano. Un allenatore esiste anche in ragione delle persone che lavorano con lui. Il mio staff mi dà certezze, sicurezze. Mi completo con loro. Guadagnare soldi escludendo loro non mi piacerebbe, anche perché i soldi in quanto tali non sono una mia priorità. Non vorrei apparire antipatico, ma non ho bisogno di questo e posso scegliere”.

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