Sir Alex Ferguson: “Il successo dei club spagnoli finirà con gli addii di Messi e Ronaldo”

Sir Alex Ferguson: “Il successo dei club spagnoli finirà con gli addii di Messi e Ronaldo”

Le dichiarazioni di Si Alex Ferguson a ESPN.

Sir Alex Ferguson, ex storico allenatore del Manchester United, con il quale ha vinto tutto, è stato intervistato da ESPN FC: “Credo che il successo sia ciclico. Se ci pensate negli anni ’90 è stato il Milan, negli anni ’70 Ajax e Bayern Monaco, negli anni ’80 il Liverpool, Negli anni ’90 l’Italia e  il Milan. Poi l’Inghilterra ha avuto un grande periodo con tre squadre, circa sei anni fa, tutte in semifinale. Noi, con il Manchester United, abbiamo disputato tre finali in quattro anni.
LA PENISOLA IBERICA – “Ora il dominio è in Spagna. Non c’è alcun dubbio su questo. La stessa domanda potrebbe essere: “Perché il Bayern Monaco non vince la Champions League? Perché gli italiani non vincono? Perché i francesi non vincono? E perché gli inglesi non vincono?”
I CICLI FINISCONO – “Penso che ora è il momento delle squadre spagnole. Sono i migliori, ed è per questo che stanno vincendo. Ma questo cambierà, che può cambiare. Cristiano Ronaldo invecchia, Lionel Messi invecchia. Chi può sostituire questi giocatori? E penso che il ciclo cambierà”.
RED DEVILS – “Quando sono arrivato  nel 1986, non ho mai pensato per un minuto che sarei durato 27 anni. E questo è stato fatto semplicemente perché ho avuto l’energia per farlo. Ho avuto una grande energia, e ho sacrificato molto i miei figli: sapevo che sarebbero cresciuti con mia moglie, e infatti il ruolo che ha giocato è stato davvero importante. Non ho mai avuto bisogno di alcuna motivazione. Non è necessario avere una motivazione al Manchester United: la storia di questo club è sufficiente. Così mi sono divertito per un lungo periodo”.
GLI ALLENATORI – “Oggi penso che un sacco di giocatori non hanno la mente aperta: vogliono rimanere in gioco fino a quando è troppo tardi. In altre parole, non hanno una preparazione totale come ho fatto io. Forse prendono i lorro patentini da allenatore a 32, 33 anni e poi si aspettano di diventare manager due o tre anni dopo. E’ un’industria. E’ un’industria seria. Bisogna vincere le partite. E se non si dispone di adeguata preparazione come ho fatto io, e un sacco di allenatori hanno fatto quest’errore, si va verso la sofferenza.
IL CALCIO DI OGGI – “E’ un’azienda molto, molto difficile e, naturalmente, al contrario di quando ho iniziato, ora si hanno proprietari diversi. Hanno proprietari provenienti da tutto il mondo, con diverse ambizioni. C’è una mancanza di pazienza in questo senso. Ma si ha realmente bisogno di essere pronti a rimanere in gioco. Questo è il messaggio più importante che potrei dare a tutti loro”.
LA SCONFITTA –  “Perdere è la cosa peggiore. Si perde una sfida, devi fare qualcosa al riguardo. Io sapevo reagire bene alla sconfitta e le mattine seguenti avevo uno scopo. Se si guarda a noi dello United, per esempio, siamo arrivati sei volte secondi  in campionato. L’anno successivo abbiamo vinto il campionato. E questo è stato fatto perché ho avuto uno scopo: assicurarsi che la sconfitta non accada di nuovo”.
 
 
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