Facchetti Jr svela: “Mio padre doveva andare al Milan. I rossoneri pagano il peso delle aspettative”,

Facchetti Jr svela: “Mio padre doveva andare al Milan. I rossoneri pagano il peso delle aspettative”,

Gianfelice, figlio della leggenda nerazzurra Giacinto, parla in vista del derby della maggiore sicurezza dell’Inter, ma rivela anche alcuni retroscena su suo padre

MILANO – Gianfelice Facchetti, figlio del noto Giacinto, ha parlato in vista del derby di domenica prossima: “Fino a poco tempo fa si sentiva dire che per restare competitivi con le grandi squadre europee Milan e Inter si dovessero fondere: è inimmaginabile, secondo me è una bestialità enorme. Milano avrebbe perso due anime, che è giusto che convivano e che portino avanti le proprie tradizioni”, ha detto ai microfoni di MilanTv. Poi sulla rivalità con Milan e Juve: “Per me la partita dell’anno è contro i rossoneri. Quella con la Juve è molto sentita, ma la partita che non mi perderei mai è il derby. San Siro? In parte sono romantico e mi dispiacerebbe non vedere più giocare l’Inter lì. Per contro, è vero che gli scenari oggi sono cambiati e se vuoi competere serve avere lo stadio di proprietà. Non so quante siano le possibilità di tenere quello stadio o di cambiare”.

Facchetti derby

MA svela anche un retroscena sul padre, Giacinto, leggenda nerazzurra: “In pochi lo sanno ma mio padre fece anche un provino per il Milan prima di andare all’Inter intorno a metà degli anni ’50. Il Milan credo che avesse aspettato e mio papà, spinto da mio nonno che era interista, approdò in nerazzurro”. Chiosa finale sulla stracittadina calendarizzata tra sei giorni: “Sarà particolare: l’Inter è partita meglio, con anche un pizzico di fortuna. Anche se non credo sia tutto frutto del caso, perchè c’è una solidità maggiore. Il Milan ha cambiato tantissimo, sta avendo una transizione che l’Inter ha dovuto già pagare. Faccio fatica a pensare che il campo possa essere scollegato da tutto ciò che accada attorno. Poi anche le aspettative sono molto alte e dei giocatori giovani, pur talentuosi, possono sentire questo peso”.

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