Ultras Milan, faide criminali per droga e merchandising

Ultras Milan, faide criminali per droga e merchandising

Retroscena agghiaccianti sui dissidi interni ai gruppi del tifo organizzato rossonero

MILANO – Il Corriere della Sera ha approfondito alcune questioni, sconosciute ai più, riguardanti le faide interne al tifo organizzato rossonero. Lo scopo, come riporta il Corriere, è il controllo dello spaccio e del business del merchandising nella storica Curva Sud. Sono diversi i nomi di ultras usciti in questo focus tra cui alcuni più conosciuti come quelli di Giancarlo Capelli (Il Barone), Luca Lucci (Capo della Curva Sud) e Giancarlo Lombardi detto Sandokan, ma ce ne sarebbero diversi altri coinvolti. Ovviamente non tutti i tifosi sono al centro della questione e anzi è giusto ribadire come la maggioranza viva il calcio con tanta sana passione. Il fulcro dell’approfondimento del quotidiano milanese è la faida tra i Commandos Tigre, relegati con pestaggi e minacce al primo anello blu, e la Curva Sud.

Screzi: Già in passato ci sono state varie inchieste con diversi esponenti del tifo organizzato legati a doppio filo con la criminalità organizzata, e nel periodo recente sono avvenuti pestaggi (17 aprile a Marassi alcuni Commandos vengono picchiati a sangue). La polizia temeva ritorsioni, ma per fortuna il buon senso sembra avere prevalso anche perché il gruppo dei Commandos è meno numeroso di quello della Sud.

Gruppo Sciolto: Il 25 di aprile i Commandos si sciolgono con tanto di comunicato ufficiale, anche se dopo qualche ora arriva la smentita. Peccato che all’ultima di campionato contro la Roma al primo anello sia presente lo storico Barone, segno che qualcosa sia effettivamente successo.  In gioco, oltre ai 20000 posti disponibili, c’è la gestione del merchandising e lo spaccio di droga che ovviamente fa gola a chi gestisce il giro.

Rifondazione: Si racconta anche della possibilità di riportare alla luce la storica Fossa dei Leoni e le Brigate Rossonere. Una sorta di operazione nostalgia per riavvicinare i tifosi che negli anni hanno abbandonato.  Ma secondo le forze dell’ordine sono “Iniziative che non rispondono a interessi sportivi ma a logiche criminali“.

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