Bellinazzo “Milan ottimista, l’Uefa ha sempre avuto un atteggiamento benevolo”

Bellinazzo “Milan ottimista, l’Uefa ha sempre avuto un atteggiamento benevolo”

L’esperto di economia del Sole 24 Ore spiega il voluntary agreement, cosa comporta e cosa si aspetta. “La UEFA ha un interesse primario: quello di riportare il Milan ad alti livelli in Europa”.

MILANO – Marco  Bellinazzo, esperto di economia, risponde in esclusiva di Milannews.it alle domande riguardanti il piano proposto dal Milan all’Uefa per fare un po’ di chiarezza sull’ accordo.
Fassone e Han Li giovedì sono andati a colloqui con la commissione UEFA per presentare il piano di rientro per convincere il massimo organo calcistico europeo a concedere il Voluntary Agreement.
Mi sembrava strano che si parlasse di una risposta della UEFA in tempi brevi, si diceva che avrebbe risposto lo stesso giorno. Invece, proprio perché è la prima volta che viene richiesto il Voluntary Agreement, deve fare una valutazione attenta e non basta una settimana per prendere una decisione. E’ un caso che farà scuola, è la prima volta da quando è stato introdotto due anni fa. Il Milan fa trapelare un cauto ottimismo. Magari prenderanno una decisione anche prima di Natale“, queste le parole relative alla mancata decisione immediata della commissione.
Bellinazzo ha poi continuato parlando del peso che il Milan ha nel mondo del calcio, in Europa e nel mondo, e ha esternato la sua opinione: “Il peso del Milan peserà certamente sulla decisione.  Ci sono delle valutazioni di carattere politico da fare. Al di là dei numeri, è una scelta che dipende molto dalla fiducia che la UEFA vuole accordare alla proprietà cinese e al percorso che è stato prospettato. E’ chiaro che la UEFA ha un interesse primario: quello di riportare il Milan ad alti livelli in Europa, perché è un asset fondamentale del calcio europeo ed è un brand che conta. Detto questo, la preoccupazione della UEFA, a differenza del Settlement Agreement – che viene quasi sempre accettato – è quella di andare a guardare nel dettaglio il percorso economico prospettato dal club ed è il motivo per cui a giugno si è deciso di rimandare tutto a novembre. Non c’erano elementi fondati per cui poter giudicare il piano. La UEFA ha, in qualche modo, timore di poter mettere un sigillo su un percorso prospettato da una proprietà su cui dei dubbi oggettivamente ci sono proprio per la situazione societaria mai del tutto chiarita. Il Milan ha prospettato vari scenari con e senza coppe europee e che prevedono anche la possibile cessione di giocatori per fare plusvalenze in caso non ci siano quegli aumenti di ricavi che garantisce l’Europa. A vantaggio del Milan c’è, inoltre, il fatto che la UEFA ha sempre avuto un’atteggiamento benevolo nei confronti delle squadre top, basti pensare al PSG e al Manchester City negli anni scorsi“.
Il discorso si è poi spostato sul debito che si ha con il fondo Elliot . “Il Fair Play Finanziario valuta la questione relativa all’indebitamento non in prima battuta. E’ in secondo piano rispetto ai bilanci d’esercizio. Per la UEFA se tu riesci a produrre dei ricavi tali che ti permettano di pagare gli interessi sul debito e alla fine comunque restare nei parametri del FPF per quanto riguarda il bilancio, tu puoi avere anche un’indebitamento di centinaia di milioni di euro di debiti. La situazione debitoria rossonera non è tra le più pesanti del circuito calcistico europeo e non è preoccupante rispetto al fatturato del club. Però, nei casi come il Manchester United e il Chelsea, ad esempio, c’era anche una redditività che ha portato negli ultimi 10 anni a ridurre di molto l’indebitamento e a far rientrare questo pericolo. Il problema del Milan è legato alla solidità della proprietà, che sta facendo un’operazione di carattere finanziario: risanare il club, portarlo in Europa e poi quotarlo in Borsa o trovare altri soci che possano ripagare l’investimento fatto da Li Yonghong. Per fare un esempio. Se andiamo a vedere qual è la situazione delle due milanesi, l’Inter ha un indebitamento più alto rispetto al Milan, ma Suning fattura 50 miliardi all’anno e quell’indebitamento ha più ragioni tecniche che finanziarie. L’operazione di Li Yonghong può andare bene o male e per male non intendo il fallimento del club, però in quel caso il processo di costruzione si rallenterebbe perché Elliott dovrebbe cercare nuovi proprietari. Rifinanziamento? Non è detto migliori la situazione economica del Milan. Io prendo in prestito più soldi da un altro, con interessi minori e da ripagare in un periodo più lungo, ma comunque carico di debiti il club e quindi poi se non riesco ad innescare un circolo virtuoso per cui io poi quel debito riesco a ripagarlo è evidente che io appesantisco la situazione, anziché migliorarla, anche se rifinanzio il debito”.
Cambio proprietà? In tal caso non ci saranno problemi, da quel punto di vista ci sarebbe continuità. Poi, chiaramente, la nuova proprietà avrebbe tutta la possibilità di andare a ridiscutere un nuovo piano, ma la UEFA non è che lo ritira. E’ anche per quello che Elliott sta guardando da molto vicino la vicenda, perché c’è un investimento da 300 milioni i ballo”

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