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Saelemaekers: “Dobbiamo rialzarci e giocare al massimo, nulla è perduto”

In una lunga intervista rilasciata a Christophe Fraken di dhnet.be, Alexis Saelemaekers si è raccontato a 360 gradi, a partire dal suo arrivo a Milanello: “Ero ancora un ragazzino quando sono arrivato e sono diventato un uomo a Milano. Lavoro ogni giorno con persone che hanno molta esperienza e capacità nel loro campo, questo ti fa crescere più velocemente”.

Sul crollo della squadra: “Il Mondiale è stato un fattore. Abbiamo recuperato i giocatori in ritardo nella preparazione e abbiamo giocato la maggior parte delle amichevoli con una squadra lontana dagli standard. E abbiamo perso quasi tutte le partite. Questo ti entra nella testa e torni in campionato con una visione negativa. Ma dobbiamo rialzarci e giocare ogni partita al massimo. Nulla è ancora perduto in questa stagione”.

Sull’ambizione del Milan in questa Champions League: “Abbiamo la capacità di andare in finale. Giochiamo a Milano e non dobbiamo porci limiti. Altrimenti non ha senso giocare contro il Tottenham. Siamo molto ambiziosi e questo è normale in un club così esigente come il Milan“.

Su Origi e Vranckx: “Sì, ma devo ammettere che sono arrivato in un momento in cui il Milan non stava benissimo. Loro sono arrivati da campioni in carica, in una squadra ben rodata. È più difficile inserirsi. Quando sono arrivato nel gennaio 2020, la squadra non era così buona e c’era ovviamente più spazio. Ma Charles, Divock e Aster si adatteranno al calcio italiano, che ha le sue particolarità. Cerco di aiutarli quotidianamente. Per esempio, ho aiutato Charles a trovare il suo appartamento. Ma il mio consiglio più grande è di imparare l’italiano il prima possibile. Qui si fa tutto in questa lingua. Anche in città non è sempre facile trovare persone che parlano inglese. Il problema è che nello spogliatoio c’è un grande gruppo di una decina di persone che parlano francese. Se questo fosse successo quando sono arrivato, forse non parlerei ancora l’italiano”.

Sui gol e gli assist: “Lo so. Devo dare equilibrio alla squadra e ho molti compiti difensivi. Faccio molte corse e non è sempre facile avere le energie per l’ultimo movimento. Questa lucidità è un punto di lavoro in allenamento, anche se so che l’allenatore è contento del mio contributo”.

Su Giroud: “Sì, lo guardo spesso in allenamento. È impressionante vedere come mantiene la calma davanti alla porta. Abbiamo ruoli diversi in campo, ma io imparo da lui. A volte lo prendo in giro dicendo che alla mia età giocava ancora nelle zone basse del calcio francese (ndr: Giroud giocava per il Tours in Ligue 2 a 23 anni), ma ho un immenso rispetto per la sua carriera. Ha sempre creduto in se stesso quando molti dubitavano. Ed eccolo qui, il capocannoniere della storia dei Bleus. Ancora troppo spesso viene denigrato e questo mi rattrista. Sono felice di dire che è diventato un vero amico perché è una bella persona, con molta umiltà. Abbiamo anche trascorso parte delle vacanze insieme. Anche la nostra fede ci avvicina e parliamo regolarmente di religione. Olivier è importante per me, mi aiuta quotidianamente”.

Sulla competizione con Messias: “Per l’allenatore è importante avere due giocatori competitivi che possano dare una spinta alla squadra all’ora. All’inizio è difficile da accettare, ma lui ti spiega perché non giochi quasi mai tutti i 90 minuti. Io e Messias ci rispettiamo. Lui è molto più riservato. Non parla molto, anche con il resto del gruppo. Ma a Milano siamo una famiglia e non c’è tensione o odio”.

Redazione Il Milanista

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