Ibrahimovic
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Alla Triennale di Milano è andata in scena ieri sera la presentazione del libro di Zlatan Ibrahimovic, “Adrenalina – My untold stories”. A condurre l’evento c’era Amadeus, con molti ospiti presenti sul palco. Durante la serata Ibrahimovic si è lasciato andare a lunghe dichiarazioni. Sul libro ha detto: “Sono felice, la risposta al libro è positiva. È la mia storia, voglio ringraziare le persone che mi hanno accompagnato nella mia carriera. Ora c’è la possibilità di vedere un po’ della mia storia”.
Per lui essere perfetto vuol dire: “Devi scegliere la tua strada e credere in te stesso. Si sbaglia e si impara, per me essere perfetti è essere se stessi. Ho avuto successo, se a 40 anni sono ancora qua vuol dire che qualcosa ho fatto bene“.
È consapevole di essere ancora decisivo in campo: “Dopo l’infortunio che ho avuto che mi ha fatto stare fuori un anno, ho capito che il calcio per me è tutto. Ho paura di smettere perché non so cosa mi aspetta dopo. A Sanremo avevo paura della multa se non mi fossi presentato (ride). Comunque, sto dimostrando che con la mentalità giusta posso fare ancora la differenza. È tutto recupero, voglia che devi avere. Poi ho una mentalità: ‘Perché essere normale quando puoi essere migliore’. È così“.
Sull’adrenalina provata in ogni gara: “Mi arriva con gli obiettivi che mi pongo. Ogni giorno mi sveglio con dei dolori, ma con l’adrenalina vado avanti. La rovesciata di ieri mi porta avanti, non ho vinto e mi brucia, non sono felice. Anche questa è adrenalina per la prossima partita“.
Ora l’adrenalina è lo scudetto per il Milan? “Sicuro, sicuro”.
Sul primo incontro con Capello: “Vi racconto una storia. Entro, c’è il mister che legge la Gazzetta. Gli ho detto: ‘Buongiorno mister’. Lui continua a leggere, poi abbassa il giornale ed esce fuori. Lì ho capito chi è il boss. Ha visto tutte le cose che mi mancavano e dove sarei potuto arrivare. Mi metteva tutti i giorni davanti alla porta e mi ha fatto cambiare stile di gioco. Tutti i giorni tiravo 50-60 tiri. Capello mi ha fatto capire come lavorare con così tanti campioni. Non chiedeva rispetto, lo prendeva. Quando entrava nello spogliatoio c’erano Vieira, Cannavaro, Nedved. A quel tempo non ero nessuno, ma volevo dimostrare di essere più forte di tutti. Ogni giorno mi allenavo contro Cannavaro e Thuram. Poi quando li passavo c’era Buffon. Era un buon allenamento, mi ha fatto diventare chi sono oggi“.
Sul Milan di Pioli: “Quando sono arrivato era difficile, però abbiamo messo insieme il gruppo. Tutti hanno capito cosa serve per arrivare agli obiettivi: sacrificio, correre. Abbiamo creato un’atmosfera più che top. Poi c’è stata la pandemia. Pioli ha uno staff fantastico, ho avuto tanti allenatori con staff differenti. Il suo staff è top, il gruppo va verso lo stesso obiettivo. Purtroppo ieri non abbiamo vinto, se facevo due gol vincevamo“.
Sul modo per poter vincere lo scudetto: “Serve la mentalità. Come mi alleno così gioco, ogni giorno è una finale. Quando sono arrivato al Milan c’erano altri giocatori, sono arrivato per mettere pressione e tirare fuori l’ultima grande stagione. Ero lì e martellavo, ad alcuni andava bene e ad altri no“.
Conclude parlando del Pallone d’Oro mai ricevuto: “È una bella cosa. Non mi serve per pensare che sono il più forte di tutti“.
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