Ancelotti spiega la crisi del calcio italiano: confronto Serie A-Europa
Recentemente intervistato da Il Giornale, lo storico ex calciatore e allenatore del Milan, Carlo Ancelotti ha risposto a diverse domande, che vertevano soprattutto sullo stato del calcio italiano oggi. Anche alla luce della recente esclusione dell’Italia dai Mondiali (per la terza volta di fila), ma non solo. Con le eliminazioni di ieri di Fiorentina dalla Conference e del Bologna dall’Europa League, la Serie A al momento non ha più neanche una squadra in corsa per una coppa europea.
Qualcosa che non va c’è. Il calcio italiano è in un momento di difficoltà e Ancelotti, rispondendo alle varie domande, ha provato a dire la sua dall’alto della sua grande esperienza, facendo anche un confronto con gli altri top campionati europei, dato che ha allenato in ognuno di questi. Ecco un estratto delle sue parole.
Le parole di Ancelotti
Sul fatto che tra la Champions League e la Serie A ci sia un abisso:"La differenza fondamentale riguarda il ritmo, non soltanto quello agonistico della corsa ma quello mentale, della partecipazione continua, dell'intensità che non è un sostantivo vuoto e non può essere utilizzato soltanto in alcune fasi della partita. Il calcio italiano ha perso proprio questo. Ha perso la solidità difensiva, già non abbiamo talenti in altre zone del campo ma il controllo eccessivo dell'aspetto tattico ha snaturato le nostre caratteristiche, quelle sulle quali abbiamo costruito la nostra storia, da sempre".Se è vero che manca il talento in Italia:"I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia, all'estero, tra corposi diritti televisivi e investitori potenti, si è formato un mercato più attraente. Dunque in Serie A non ci sono più le eccellenze di riferimento internazionale come Falcao, Maradona, Platini, Krol, Rummenigge, Ronaldo, Ronaldinho e tutti gli altri di un'epoca lontana. I giovani italiani da chi imparano?".
Sulle nuove realtà, come il Como:"Non mi sembra che ci siano calciatori italiani. Ma tornando alla fragilità difensiva, l'Atalanta sa giocare un calcio aggressivo, di uno contro uno e per questo prende dei rischi colossali, riguardate la partita contro il Bayern".
Sulle differenze con gli altri quattro top campionati, per l’appunto in semifinale di Champions
Sulla Germania:"In Germania l'aspetto fisico e atletico ha la prevalenza, a questo va aggiunta una grande organizzazione di sistema, confortata dalla tradizione storica della nazionale".
Sulla Spagna:"Molto si basa sul possesso palla, sulla qualità tecnica, su un football più propositivo. L'Atletico Madrid è il meno spagnolo dei club della Liga ma Diego Simeone ha saputo adattarsi, è cresciuto il livello tecnico, Griezmann, Julian Alvarez sono la chiave di questo cambiamento, senza trascurare i giovani del Barcellona e Lamine Yamal".
Sull’Inghilterra:"L'ambiente calcio, l'atmosfera che accompagna il fenomeno football, la nazionale conserva sempre una importanza unica. I club si sono trasformati nella tattica e nella tecnica e poi si gioca e basta, senza troppe parole dopo le partite".
Sulla Francia:"Tecnica, talento, forza fisica. C'è una scuola francese che ha messo assieme i migliori elementi, distribuiti nei vari club europei ma che, messi assieme, formano una nazionale che oggi è la migliore del mondo".
Sulla Champions, che ha mortificato il calcio italiano:"La Champions è un torneo aperto che lascia per strada grandi squadre, come il Real Madrid, il Barcellona, il Manchester City, ma resta una manifestazione nella quale si cresce. Per quanto riguarda il calcio italiano, o recuperiamo i difensori, o meglio la mentalità difensiva che ci ha garantito vittorie di club e nazionale, o continueremo a soffrire, perché il calcio è sì segnare un gol più degli altri ma anche prenderne uno in meno. Non è una battuta banale".
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