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Milan, la fase offensiva non va: colpa dei singoli o dell’approccio?

Redazione Il Milanista
Il Milan fatica in attacco e nella proposta di gioco. Analisi delle cause e del perché non basterà un nuovo centravanti per risolvere tutto.

La contraddizione del Milan di quest’anno, guidato da mister Massimiliano Allegri, sta nella differenza di rendimento tra fase offensiva e fase difensiva. Durante la prima parte della stagione questo problema non era emerso, o comunque solo in parte. Finché vinci è difficile fare caso ai difetti.
Tuttavia, ora che il Milan viene da un periodo caratterizzato da prove non un granché, è lecito porsi il dubbio: sono i singoli giocatori rossoneri che non funzionano oppure è colpa del sistema di gioco impostato da Allegri? Come spesso accade, la risposta potrebbe stare nel mezzo.

Allegri è partito la scorsa estate con l’idea di ridare al Milan una fase difensiva forte, dopo i tanti gol subiti con le gestioni precedenti. Nel cercare maggiore copertura ha impostato anche un modulo con difesa a tre che, in fase difensiva, diventa ovviamente a cinque e quindi per natura è meno scoperto. Nel fare ciò, però, qualcosa si è inevitabilmente perso davanti: la fase offensiva, che negli ultimi anni aveva comunque funzionato, anche durante le annate storte.

Giocatori di qualità come Pulisic e Leao hanno sempre garantito numeri importanti, ma quest’anno la priorità era il risultato: serviva subire meno. E sotto questo aspetto, probabilmente, Allegri può dirsi soddisfatto: al momento il Milan è la miglior difesa del campionato con 27 reti subite. Un dato ancora più significativo se si considera che gli interpreti sono praticamente gli stessi dell’anno scorso: Maignan, Tomori, Gabbia e Pavlovic non sono certo novità. Solidità difensiva che sta contribuendo in maniera significativa anche alla posizione in classifica dei rossoneri, al momento terzi e pienamente dentro l’obiettivo stagionale del ritorno in Champions.

Equilibrio trovato dietro, ma davanti manca qualcosa

Finché la fase difensiva ha retto, i problemi offensivi sono rimasti in secondo piano. È stato tra marzo e aprile che sono emerse le difficoltà nella costruzione e nella capacità di andare a segno. Quando la difesa ha iniziato a scricchiolare e sono arrivate sconfitte pesanti, anche consecutive, come contro Napoli e Udinese, i limiti offensivi sono venuti fuori con più evidenza.
Durante questo periodo è emerso anche un dato preoccupante: un attaccante rossonero non segna dal 1° marzo, quando Leao trovò il gol nel finale del match di Cremona. Il problema dell’attacco è sotto gli occhi di tutti e, in vista della prossima stagione, ora che la difesa è stata più o meno sistemata, sarà fondamentale intervenire davanti.

Il punto, però, è che non si tratterà soltanto di dare ad Allegri un super centravanti. Il tecnico dovrà trovare soluzioni più efficaci anche a livello di costruzione della manovra e di sviluppo del gioco, per portare palloni migliori a chi gioca in attacco. Se gli attaccanti fanno fatica, infatti, non è solo per responsabilità individuali.
È vero, Leao ha avuto anche qualche problema fisico, così come Pulisic, ma il gioco del Milan è spesso troppo poco propositivo. Andando avanti in questo modo, c’è il rischio che, indipendentemente dal centravanti che verrà acquistato, i problemi possano restare gli stessi.

Sarà questa la vera sfida per Allegri per la prossima stagione. E le ultime gare, seppur positive, la vittoria a Verona e lo 0-0 con la Juve, devono offrire spunti fondamentali su cui riflettere per il futuro. Se l’obiettivo è quello di costruire di nuovo un Milan vincente, sarà impossibile raggiungerlo soltanto con la miglior difesa.