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Caro Milan, Questa non ci voleva: il ritorno in Europa League

Lorenzo Focolari
Nonostante il Cagliari fosse già salvo il Milan è riuscito nell'impresa di perdere 1 a 2 in casa propria e con questo risultato i rossoneri giocheranno l'Europa League

Sarebbero tanti i punti dai cui cominciare. Queste righe potrebbero trasformarsi in un inutile elenco di colpe addossate a vari personaggi all'interno del Milan ma lo scopo deve essere tutt'altro. I rossoneri sono scesi in campo ieri davanti ai loro tifosi per giocarsi la qualificazioni in Champions League possedendo scontri diretti a favore (con Como e Roma) e avendo davanti un Cagliari già salvo. Non per questo la gara doveva essere in discesa ma nemmeno un'ennesima ripida salita impossibile da scalare.

La partita in breve

Pronti via Alexis Saelemaekers accende l'entusiasmo con un goal vitale al secondo minuto e il Milan passa avanti per uno a zero. In un attimo la tensione si allenta e il Cagliari trova terreno fertile per giocare. Questo ha portato Allegri a sfoggiare il suo cavallo di battaglia: chiudersi e ripartire per difendere il risultato ma i sardi sono stati più tenaci e hanno bucato ben due volte Maignan con Borrelli al 20esimo e Rodriguez al 57esimo. Da quel momento è saltato tutto: il Milan disperato in avanti buttando palloni nel mezzo e lasciando metri metro scoperti senza marcatura (Mendy da solo contro Maignan per 15 metri non ha trovato di poco il terzo goal). Nel caos più totale in un San Siro incredulo, arriva il 95esimo, triplice fischio e quel micro vantaggio degli scontri diretti si è polverizzato: il Milan tornerà in Europa League.

Il quadro

Dare sentenze non porta a niente: ogni singolo membro rossonero preserva colpe ma quella più grande da cui tutto ha origine è che non si può pensare di trasformare una società calcistica in un'azienda di marketing. Il rettangolo verde deve essere la priorità e Cardinale sembra aver assimilato questo concetto in modo personale andando a costruire un nuovo stadio molto futuristico e visionario(opera di grandissimo valore, ancora da realizzare), senza pensare al campo più vicino. Ogni singola scelta ha portato a trascurare una squadra e metterla sullo stesso piano di un team di operai secondo il termino della produttività. Qualcuno non rende come dovuto? Cambiamo. E così il Milan ha acquistato negli anni (soprattutto questa stagione) tantissimi calciatori senza ottenere mai risultati degni della loro storia (ad eccezione di uno Scudetto e qualche derby). I tifosi sono la chiave da cui partire. Ciò non significa mettere Ibrahimovic in una posizione di tale prestigio solo per fare qualche like in più sui social o per avere qualche sponsor. Pretendere di vincere non significa voler guadagnare bensì si tratta di portare una visione nel tempo e farla maturare ma sempre con l'ambizione calcistica non quella monetaria. Esibire denaro serve per comprare quel giocatore che fa la differenza non per liquidare gli stessi che sono stati pagati tanto.

Il futuro

In sostanza possiamo arrivare alla definitiva sentenza che chiunque pensi di poter gestire una "azienda calcistica" senza curare il campo, si possa poi definire un "senza spessore". Questo porta ad essere in constante ansia da prestazione perché servono i soldi non le vittorie, perché bisogna avere un pubblico per vendere, non una tifoseria da far felice. Il Milan tornerà in Europa League e nel futuro si immagina un decisivo ridimensionamento di tanti stipendi ma anche di una rivoluzione. Da Massimo Oddo fino a Furlani ci potrebbero essere numerosi addii che porterebbero il Milan a rinnovarsi ancora in massa. Il calcio insegna ancora una volta i valori che ci sono dietro allo sport e smaschera chi non è mai stato all'altezza di questa missione.