Giovanni Galli
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MILANO – Anche responsabile del Settore Giovanile rossonero Filippo Galli ha preso la parola durante il convegno “Saranno famosi, la strada verso il successo”: “Poco prima dei 16 anni sono arrivato al Milan. Ho sempre messo la scuola al primo posto e ho fatto sacrifici per lo studio. Sono sempre stato tifoso rossonero. Facevo la scuola serale e poi al mattino studiavo, poi prendevo il pullman per allenarmi e poi andavo a scuola. La passione e la voglia aiutano a superare i sacrifici. Ho avuto la sfortuna degli infortuni, ma il Milan mi è sempre stato vicino. Ci ho messo costanza e impegno, per questo sono stato ripagato, giocando la finale del ’94. Ognuno di noi ha un talento. Dobbiamo educarlo e tirarlo fuori. Tutti i nostri ragazzi devono poter fare questo. Sono importanti le figure adulte anche in tutto questo. Credo che la nostra responsabilità sia questa. È importante fare lo sport. Ci insegna a stare con gli altri e le regole del gioco. Quando capiremo che un gruppo è vero è quando ci si aiuta mutuamente. Ho capito questo in tarda età. Questo può aiutare molto a crescere. Eravamo un gruppo unito che sapeva stare assieme. Magari al di fuori dal campo non avevo frequentazioni con i miei compagni, ma la cultura del lavoro era unica. Volevamo migliorarci tutti i giorni. Questo ci ha permesso di vincere tanto, al di là del talento. Mi colpiscono sempre quelli che parlano poco e dimostrano sul campo. Sono timido, però i compagni lo aiutano a tirarmi fuori il carattere. Noi siamo molto attenti nel minutaggio, ma cerchiamo di essere molto attenti nel bilanciare. Noi riusciamo ancora a bilanciare il tutto al meglio, ma stiamo cercando di migliorare nel futuro. Quando non riusciamo a dare minutaggi importanti a tutti è complicato poi valutarli al meglio tutti. L’educazione allo sport passa anche dai genitori e da incontri come questi. Plizzari è al Milan da quando ha 6 anni. Importante il lavoro sul campo e dello scouting. La metodologia è tanto. Ai nostri portieri chiediamo tanto a tutti i livelli. Per noi sono i nostri primi costruttori di gioco, non devono solo parare. È un processo di crescita continuo. Il ruolo in Nazionale è coperto, ma ci sono dei club nostrani che stanno facendo giocare i nostri giovani. Il portiere non ha perso valore in Italia, la nostra scuola è sempre valida“.
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