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Pochi italiani convocabili: il coordinatore delle giovanili azzurre dice la sua

In esclusiva a TMW Radio è intervenuto il coordinatore delle giovanili azzurre Maurizio Viscidi il quale ha detto: “Noi siamo quarti in Europa e abbiamo un livello calcistico medio elevato, ma ci manca il giocatore che ruba l’occhio, che fa la differenza. Dobbiamo chiederci con senso di autocritica se abbiamo un movimento calcistico troppo tattico che porta a dei risultati a scapito della crescita individuale. Soprattutto agli attaccanti li si richiama al gioco di squadra, sacrificando le proprie qualità di dribbling e tiro. Forse qualcosa dobbiamo rivedere nell’intero programma calcistico, a partire dai ragazzini di 6 anni in su. E’ una metodologia di allenamento, non è solo questione di rigidità tattica. Se si va subito su tattica collettiva invece che l’individuale è un problema metodologico. E poi è psicologico, perché diamo un messaggio sbagliato in partita ai ragazzi di fare le cose semplici invece di rischiare con le proprie qualità”.

Sul come risolvere il problema

“Stiamo affrontando in Federazione il problema, abbiamo un programma che prende il problema dalla base, da quando i bambini iniziano a giocare. Non possiamo pensare che un ragazzo impari il dribbling a 18 anni. E’ venuta meno la grande palestra della strada. C’è stato un vuoto metodologico che ha portato a questo momento storico difficile, soprattutto per gli attaccanti. Abbiamo affidato i ragazzi ad allenatori e scuole calcio che pensano più al collettivo piuttosto che a vincere i duelli. Siamo in Europa neanche a metà come numero di duelli individuali cercati, siamo troppo tattici. L’allenatore italiano a livello giovanile fa le stesse cose di quello della prima squadra e su questo dobbiamo intervenire. Se il sistema non premia gli allenatori per il miglioramento del singolo, non si migliora. Ora sono in Polonia e vedo che tra i ragazzi si fa tecnica, in Italia si fa solo tattica”.

Infine se i giovani non arrivano in Serie A perché non sono forti

“Perché c’è uno stacco enorme tra il campionato Primavera e la Serie A. Non sono pronti. Le seconde squadre avrebbero potuto coprire quel buco. Per un tecnico di Serie A poi c’è bisogno di risultati o va via. Uno così deve usare giocatori esperti per salvare la panchina. In Italia non esiste programmazione per valorizzare i giovani. Nessuno mai valorizzerà così i giovani. Con le seconde squadre invece puoi ottenere questo, far crescere i giovani e prepararli”.

Redazione Il Milanista

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