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Inzaghi: “A 50 anni giusto tracciare una linea e ripercorrere la carriera”

Ieri a Milano c’è stata la presentazione diIl momento giusto, nuovo libro di Filippo Inzaghi. In occasione di Calciomercato l’Originale, l’ex attaccante del Milan ha rilasciato un’intervista a Sky Sport: “Non ero molto propenso a scrivere il libro, ma ho pensato che ad agosto farò 50 anni ed era il momento giusto per tracciare una linea e ripercorrere la mia carriera. Ringrazio tutti i tifosi presenti, mi hanno emozionato. Spero che dal libro si capisca la passione viscerale che ho per questo sport“.

Su suo fratello Simone: Pensavo fosse un fuoriclasse in campo e fuori, oggi posso dire che lo è a tutti gli effetti anche nelle difficoltà. Quest’anno ha reagito come nessuno a critiche ingiuste. In campionato poteva fare meglio come molte altre squadre. Ha dimostrato di essere al livello di Guardiola, se non superiore. Simone si è guadagnato di essere tra i migliori allenatori al mondo. Per me è un esempio, gli auguro di continuare così”.

La sua passionalità:Mentre da giocatore era una grande dote, da allenatore può risultare un difetto. A volte bisognerebbe essere meno passionali e più riflessivi, ma penso che sia la mia grande forza. A 50 anni tenterò di migliorare anche sotto questo aspetto. Da allenatore si viene valutati sui risultati, io quando li ho raggiunti è perché ho avuto tutti gli elementi al posto giusto: società, direttore, squadra. Ho avuto successi ma sono stato anche esonerato“.
La rivelazione sul ritiro dovuto ad Allegri: “Nel libro volevo parlare solo di cose belle. È uscita questa circostanza e ho solo detto la verità, lui sa benissimo ciò che penso. Se vengo considerato poco senza meritarmelo, se non vengo trattato nella maniera giusta, per me il discorso si chiude lì. Non voglio parlarne. Forse è andata anche meglio così: aver smesso con un gol sotto la curva con la maglia del Milan addosso è stato il coronamento di una bella carriera“.

Il significato del libro:Il momento giusto deve sempre capitare, anche da allenatore. Io parto dal presupposto che, se uno lavora con passione e dedizione, potrà affrontare vittorie e sconfitte, ma alla fine il lavoro lo premierà. Mi auguro che chi leggerà questo libro possa averne giovamento anche nei momenti difficili. Non siamo supereroi, anche noi abbiamo debolezze e fragilità”.
Le difficoltà dopo il ritiro: Era un momento complicato, non era depressione. Ho fatto tanti esami, avevo dei dolori. Era l’anno dopo aver allenato il Milan, in cui sono stato fermo. Non avere più orari mi ha fatto ragionare troppo. Poi è arrivato il Venezia che mi ha dato l’occasione giusta e sono ripartito. In quei momenti, famiglia e amici possono aiutare moltissimo, poi si riparte”.

Redazione Il Milanista

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