Zlatan Ibrahimovic esulta con i compagni.
Zdenek Zeman ha rilasciato un’intervista al giornale Libero, nella quale ha parlato del livello attuale del campionato italiano e delle squadre favorite per la vittoria dello scudetto. Ecco le sue dichiarazioni:
Cosa pensa del calcio attuale: “Partiamo da una certezza: il calcio è cambiato rispetto a un tempo, ma in meglio o in peggio? Tutti dicono che c’è progresso in tutti i settori della vita, facciamo quindi finta che il calcio sia cambiato in meglio. Se il calcio deve essere un business e basta, hanno ragione loro. Però io lo considero ancora uno sport».
Sulla Zemanlandia: “Ho sempre considerato il calcio un mezzo per non far dormire la gente allo stadio. Convinzione che mi veniva dalla pratica sportiva che ho fatto all’Università dello Sport a Praga dove giocavo a pallamano e a hockey su ghiaccio. Amo lo sport puro mai schiavo del business, fatto di divertimento ma anche di lavoro estremo”.
Sulle sedute di allenamento di Zeman: “La preparazione fisica perfetta è la base del risultato che si ottiene, poi, in campo. Oggi vedo alcune squadre, anche top, che si allenano poco. I giocatori sono stanchi dopo due corsette, si mettono le mani ai fianchi. In Inghilterra corrono il doppio e si allenano meglio”.
Se è questo il motivo per il quale la Champions manca in Italia dal 2007: “Anche per questo. I giocatori tengono troppo la palla e camminano. Rallentano tutto. Non velocizzano, non mangiano il campo”.
Sulle squadre italiane: “Il PSG, non vince la Champions perché Neymar e Mbappè pensano solo a divertirsi. In Italia, invece, noto che c’è la tendenza di ricreare un campionato vario con sette sorelle, come una volta: Juve, Inter, Milan, Roma, Lazio, Napoli e Fiorentina. Tra esse mi convince di più il Milan. Ha vinto giocando meglio di tutte anche se Ibra è stato in campo poco o niente. Se ha avuto meriti, li ha evidenziati nello spogliatoio”.
Sull’allenatore perfetto: “È quello che insegna calcio, non quello che mette undici giocatori in campo per fare fortuna. Migliorare un giocatore che viene contestato da tutti rappresenta una vittoria importante. A me capitò con Tommasi, con Di Francesco”.
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