De Laurentiis rifiuta 40 milioni per un suo big
Reduce da uno scudetto vinto in maniera trionfale, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha concesso una lunghissima intervista al quotidiano La Repubblica: tanti i temi toccati, dal calcio del futuro a quello del presente pieno di problemi e contraddizioni.
De Laurentiis sulle novità che ha in mente per il futuro del calcio
«La lista di cose da fare sarebbe lunga. Mi limito a pensare ai nostri ragazzi, che non sono tutelati da un’attività genitoriale corretta, un po’ per convenienza, un po’ per ignoranza. In questi ultimi decenni siamo passati al tablet e agli smartphone. E ai figli pur di tenerli buoni si concede troppo, i genitori lavorano e non hanno coscienza del fatto che loro sono perennemente interconnessi, anche di notte. Non mollano mai questa specie di prolunga del loro fisico. Oltre a comunicare fra di loro, giocano. L’industria dei videogame è supermiliardaria, ci sono prodotti fantastici a cui i ragazzi giocano o in solitudine, che è ancora più negativo, o connessi in gruppo. Tutto ciò li distrae dal calcio.
E allora bisognerebbe un momentino riportarli sui giusti binari. Pregherei il ministro dell’Istruzione di immaginare un paio di lezioni al mese da un’ora, dove lo Spalletti o l’Ancelotti della situazione comincia a raccontare agli studenti, dalle elementari alle superiori, che cos’è una partita, che cosa significa un modulo, quali sono i ruoli dei giocatori. Basterebbe prendere l’ultima finale mondiale, Argentina-Francia, e vivisezionarla per raccontare che cos’è un 4-4-2 o un 4-3-3, che differenza c’è fra un attaccante centrale o una seconda punta, fra una difesa a 3 e una a 4. Questo farebbe riavvicinare i giovanissimi al calcio: diventerebbero alla fine tutti dei superesperti e potrebbero far finta di essere loro gli allenatori o i commentatori, divertiti e divertenti, di qualunque trasmissione virtuale di una partita».
De Laurentiis sulla legge Melandri
«Melandri ha fatto dei guai inimmaginabili. Mi dispiace perché proprio lei, che ha studiato credo negli Stati Uniti, non ha avuto contezza del sogno americano trasferendolo nel sogno italiano. Nel cinema ci ha massacrato. Il nostro penultimo ministro Franceschini ci ha dato la dignità dotandoci di un fondo estremamente importante per rilanciare l’audiovisivo italiano. Melandri lo aveva ucciso. Nel calcio ha fatto una legge che strozza: per questo grandi società come Inter, Juventus, Milan, Roma non ce la fanno con i bilanci.
Chiedo alla premier Giorgia Meloni, poiché ci sono 28 milioni di elettori appassionati di calcio, di sedersi con noi cinque minuti e di liberalizzare il modello per poter ottenere un fatturato che renda tutti felici e competitivi, senza debiti. Perché dobbiamo venire dopo Inghilterra, Spagna e forse Germania? È ridicolo. Non solo: queste leggi restrittive hanno prestato il fianco a chi ci voleva derubare, abbiamo delle cause in corso contro chi ci amministrava malissimo. Per colpa di cosa? Della legge Melandri. C’è sempre chi ci inzuppa il biscotto: ti dice che una cosa non è permessa dalle norme e poi la va a fare lui stesso sottobanco».
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