Sergio Conceicao
Sergio Conceicao, allenatore del Milan nella passata stagione tra gennaio e fine campionato, ha recentemente parlato in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Tra i vari temi affrontati, anche il periodo in rossonero, dalla vittoria in Supercoppa a ciò che non ha funzionato. Ecco un estratto delle dichiarazioni a tema Milan.
Sulla vittoria in Supercoppa col Milan l’anno scorso:
“In effetti sì. Ricordo giorni di lavoro intensi a livello di analisi video, di motivazioni e di discorsi per entrare subito nella testa dei calciatori. Battemmo la Juve di mio figlio Cisco e poi l’Inter in rimonta. E piansi”.
Sul sigaro dopo la vittoria:
“Era una promessa. I giocatori, che avevano visto dei video, mi chiesero di fumarlo in caso di vittoria. Col Porto l’avevo fatto 11 volte, ovvero dopo aver vinto trofei. L’allenatore che ne ha vinti di più. E quindi l’ho rifatto”.
Sui 6 mesi passati al Milan:
“Positivi. Dal 2016 a oggi solo due allenatori hanno vinto trofei in rossonero: Pioli, con lo scudetto, e io. Se sommiamo i punti del nostro periodo abbiamo avuto un ritmo da Europa League, quinto posto. I risultati ci sono stati: penso ai due derby vinti e al successo con la Roma. Dispiace per la finale di Coppa Italia, ma alcune cose non mi sono piaciute”.
Su che cosa non gli è piaciuto:
“C’era instabilità a livello societario, attorno alla squadra l’ambiente non era buono. Per questo mi tengo stretto ciò che abbiamo fatto. Inoltre, la dirigenza non mi ha supportato. Le faccio un esempio: dopo aver vinto la Supercoppa giocammo col Cagliari. In quel periodo giravano già le voci che il club stesse seguendo altri allenatori. Io pensavo a lavorare e a vincere, col peso dei risultati. Non ho avuto tempo di lavorare a tutti i livelli”.
Se sarebbe rimasto al Milan:
“Sì, ma con alcuni cambiamenti”.
Se i giocatori l’hanno tradito:
“Mai, anzi, erano con me. L’ha detto anche Theo nell’intervista che avete fatto: dopo il Feyenoord, quando la gente diceva che l’avesse fatto apposta a farsi espellere, io l’ho difeso. In molti mi hanno scritto quando sono andato via. Io pretendo rigore, esigenza e poi relax quando c’è da rilassarsi. Se uno si presenta con ha un chilo in più, arriva in ritardo o cose simili io non posso tollerarlo. Per me, alla fine, i giocatori sono tutti uguali”.
Se tornerebbe in Italia:
“Certo, so già che lo farò”.
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