Mario Pasalic
Sui 5 campionati già giocati: “Troppe città e troppe squadre, soprattutto troppi prestiti. Si fa più fatica. Vorrei una squadra dove restare almeno due o tre anni per capire chi sono. Se non sarà il Chelsea, spero sia l’Atalanta”.
Sui rivali Ilicic e Rigoni: “La concorrenza ti ricorda che se non dai tutto c’è chi ha abbastanza qualità da buttarti fuori“.
Sul suo ruolo: “Mi ero descritto come un numero 8 e penso sia il ruolo in cui faccio le cose migliori. All’Atalanta era occupato e ho preso l’88. Ora gioco più avanti, mi dà più possibilità di fare gol e assist”.
Se la duttilità è vantaggio o ostacolo: “A volte mi chiedo se è meglio avere un solo ruolo. Però penso che se sai stare ovunque dai più opportunità all’allenatore e a te stesso”.
Su Gasperini: “Non ho mai lavorato tanto. Buono per il mio fisico: sono quasi 1.90, ho solo da guadagnarci”.
Se l’Europa League aveva influenzato nel sì all’Atalanta: “Certo, inutile negarlo. Partite in più voleva dire più chance e più visibilità. Però dobbiamo guardare avanti. Siamo fuori dall’Europa, chi siamo dovrà dircelo il campionato”.
Sulle difficoltà dell’Atalanta: “Serve più attenzione. Davanti alla nostra porta per non prendere più gol su palle inattive e davanti a quella avversaria per segnare. L’Atalanta è quella del primo tempo con la Roma, non possiamo essercelo dimenticati”.
Sulla sfida al Milan: “Il Milan mi ha spiegato cos’è la pressione di giocare in un grande stadio, mi ha insegnato a essere un uomo e non solo un calciatore migliore. Però questa partita è troppo importante per l’Atalanta. Il calcio è ingrato e io ne so qualcosa”.
Sul Mondiale della Croazia senza di lui: “Sarei bugiardo se dicessi che non ci ho pensato e che non ci sono rimasto male. Avevo le qualità per essere tra i 23. L’allenatore si è preso la responsabilità di non portarmi e ha avuto ragione. Però poteva spiegarmi almeno perché”.
Se segue il Chelsea: “Ogni tanto. In una settimana con loro in Australia ho respirato il calcio di Sarri: qualità e aggressività, possesso palla e pressing mescolati benissimo”.
Se potrebbe essere il suo calcio: “Mi sono chiesto a cosa sarebbe servito stare con loro ma sempre in panchina. Oggi non sono da Chelsea o da top club. Devo capire se posso esserlo. Mi serve una squadra dove stare e giocare due o tre anni. Magari tornerò là o capirò che la mia grande squadra è l’Atalanta. Vorrà dire che non avrò sbagliato scelta”.
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