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Montolivo: “Fischiare uno in barella è scandaloso, i social danno voce agli imbecilli”

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MILANO Riccardo Montolivo, dopo l’infortunio e il messaggio diretto agli haters sui social, ha rilasciato un’intervista a Repubblica: “Fischiare uno che esce in barella è scandaloso, per chi ha un minimo di sensibilità. E i social, come disse Umberto Eco, hanno dato voce a legioni di imbecilli. Internet è un mondo senza regole: utile, ma da usare con raziocinio“.

Per questo Montolivo ha voluto rispondere agli haters: “Mi è venuto spontaneo. Rispetto le critiche, ma nell’ultimo periodo si è esagerato sui social, senza filtri. Molti si saranno riconosciuti nel mio post. Ho ricevuto tanti messaggi di solidarietà e affetto, di compagni, avversari, atleti di altri sport“. Tra i più importanti: “Quello di Buffon: non ha avuto paura di prendere una posizione forte, anche contro una parte di tifosi probabilmente della sua squadra“.

Montolivo si è poi concentrato sul motivo di tanto odio: “Allo stadio, dove parte del pubblico mi ha applaudito, entra in gioco il campanilismo: il tifo fa perdere lucidità. E i social diventano valvola di sfogo contro sportivi o personaggi pubblici. I social li uso per i contatti e per informarmi. L’età mi permette di gestirli. Ma ai colleghi più giovani consiglio di farsi seguire da professionisti della materia“. E le critiche? Montolivo di sicuro non crede di meritarle: “Non mi atteggio a duro, ma non tiro indietro la gamba”.

Sull’infortunio -“Infortunio con la Spagna? Palla non pericolosa: non c’era bisogno di entrare con quell’irruenza. Ramos ha fatto il classico intervento per intimorire. Dolore pazzesco. Mentre facevo la risonanza, speravo che il professor Castellacci mi dicesse che non era niente. Macché: crociato rotto, collaterale lesionato“. Montolivo però ha una certazza sugli infortuni: “Capisci chi ti sta vicino sempre e chi solo per convenienza. Mi godo la famiglia e mia figlia. Nel mio recinto restano in pochi. I compagni del Milan, a Verona, hanno sventolato la mia maglietta. Non piaccio alla critica, ma a compagni e allenatori sì. A Firenze fui votato capitano“.

Il ritorno – Il capitano infine ora ha un obiettivo: “A 31 anni non voglio che la mia ultima immagine in Nazionale sia quell’uscita in barella dallo Juventus Stadium“. Intanto è ufficiale la data del closing…

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