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Prandelli: “Milan? Da capire cosa vogliono questi fondi d’investimento”

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l’ex CT della Nazionale Cesare Prandelli ha parlato del momento del calcio italiano, tra i Mondiali mancati, le finali europee e i cambiamenti radicali di Juventus e Milan.

 

Prandelli sull’Italia e sui Mondiali di Calcio

«A un bambino direi che è la cosa più bella che ci sia. Racconterei come l’ho vissuto io nel 1970. Non vedevo l’ora. Poi uscivo in strada e provavo a rigiocare le partite viste in tv. Quando trasmetti la capacità di sognare hai già vinto. Allora c’era più partecipazione. Le dico solo che quando Gigi Riva in Nazionale veniva nella stanza, io e il mio staff ci alzavamo in piedi, mettendolo persino in imbarazzo. L’azzurro univa tutti. Ora invece si tifa solo per i club. Perché? Perché la Figc e la Lega sono come mamma e papà: se vanno d’accordo trasmettono messaggi positivi, se hanno contrasti diventa naturale che si seguano solo i club e solo se vinci tutti salgono sul carro. Vince la faziosità».

Sulle frasi di Galliani: “Un pallone d’oro non giocherà in Italia per tanti anni…”

«Quando uno come lui dice cose del genere fa riflettere. Forse i fenomeni saranno ancora all’estero per alcuni anni, eppure il calcio italiano tanto bistrattato ha dimostrati di poter competere ad alto livello. Il materiale c’è. Ma ci siamo fermati da quando abbiamo cominciato a dire che tatticamente eravamo i più bravi del mondo. La tattica va bene, ma non basta. Io fino ai 15 anni la abolirei. Si dice che non abbiamo più cannonieri: ma come sono cresciuti? A 7-8 anni gli si chiede di fare la sponda, di fare l’appoggio. L’area di rigore deve essere la loro casa. Se non alleni il talento, lo perdi».

Cesare Prandelli sul Milan senza Maldini e sulla Juventus senza Europa

«Una bandiera che ha riportato lo scudetto e non trova l’accordo sorprende. Bisogna capire che cosa vogliono questi che sono fondi d’investimento. Ricordiamoci che vogliono guadagnare. Sulla Juve dico solo che a livello d’immagine per il calcio italiano non è bello, però esistono le regole e vanno rispettate. Chi deve lavorare di più? La Juve. Deve cambiare rotta nelle scelte. Due o tre grandi campioni ok, poi ci deve essere una base solida che lavora per loro. Altrimenti, più talentuosi metti, meno squadra sei».

 

 

Redazione Il Milanista

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