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Sacchi: “Pioli? Mi auguro che sia sempre più stratega e meno tattico”

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore rossonero Arrigo Sacchi ha provato a dare un consiglio a Stefano Pioli alla luce sia dell’attuale sessione di calciomercato del Milan.

Su Loftus-Cheek:

“Sono sincero: Loftus-Cheek lo conosco poco, magari mi impressionerà e lo spero, però per quello che ho visto non è un giocatore che mi ha incantato. Ma sento troppi nomi stranieri accostati al Milan. Mi permetto di dare un consiglio: prendete degli italiani, fidatevi di quello che vi dico. Gli stranieri hanno sempre difficoltà di ambientamento in Italia, soltanto i miei tre olandesi si sono trovati subito a meraviglia. Bisogna sempre mettere in conto che ci vuole tempo per aspettare i giocatori che vengono dall’estero. Questione Tonali: a quelle cifre come si fa a dire di no? E poi anche il giocatore, che si è visto fare una proposta d’ingaggio pari al doppio o forse di più di quello che percepiva, probabilmente ha manifestato il desiderio di andare via. E’ umano. Centrocampo da rifare? Proprio così, e il centrocampo, di norma, è il settore più importante di una squadra perché deve tenere legati la difesa e l’attacco. Non sarà un compito semplice, quello dei dirigenti rossoneri, perché al mercato girano prezzi astronomici. Il Milan, se vuole avere successo senza spendere molto, ha una sola strada: idee chiare per il gioco. Grazie al gioco, e non alle individualità, il Milan ha vinto lo scudetto l’anno scorso e il Napoli quest’anno. Soltanto il gioco può rimediare alla differenza di potenza finanziaria che esiste con gli altri club. Si tratta quindi di sapere che cosa si vuole fare e di scegliere le persone adatte”.

Su Pioli:

“E’ un ragazzo intelligente e sa a che cosa va incontro. Rischia, e lui lo sa. Gli americani non aspettano se non vedono i risultati. Però lui è un bravo allenatore e lo ha dimostrato soprattutto nella stagione dello scudetto. Mi auguro che sia sempre più stratega e sempre meno tattico. Qualche volta, in particolare nell’ultimo campionato, ha agito da tattico. Invece, se vuole arrivare lontano, deve avere una chiara idee di gioco e proporla ai giocatori fino a far sì che essi la accettino. Squadra corta, molto corta, distanze minime tra i reparti, pressing, possesso-palla, passaggi rasoterra. Questo sì che sarebbe uno stile europeo. Difficile ottenere tutto ciò dopo una rivoluzione? Il rischio è alla base di ogni impresa. La rivoluzione non è semplice, ma si può perseguire questa strada. Io, quando arrivai al Parma, confermai soltanto tre giocatori su ventitrè. Avevamo una squadra giovane, partimmo in testa e finimmo in testa”.

Redazione Il Milanista

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