Curva Sud
Alberto Paloschi racconta la sua nuova vita in Serie D (al Desenzano) e svela qualche curiosità sul periodo con Carlo Ancelotti. Di seguito, la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.
Milan-Siena:
«Tutto e subito. Una settimana prima ero al Viareggio. Mio nonno lo aspettava tutto l’anno. Io avevo già segnato due gol in Coppa contro il Catania, ma contro la Fiorentina Gilardino fu ammonito e Pato si infortunò. Davide Ancelotti, il figlio di Carlo, disse: “Vedrai che papà ti chiama”. Il 10 febbraio entro e segno. Cafu mi disse di portare la pizza a Milanello. Mi ritrovai catapultato nella notorietà a 17 anni».
L’immagine più bella?
«Ancelotti che se la ride, come se pensasse “non ci credo”. Ogni tanto riguardo il gol. Il destro al volo, la palla all’angolino e Pippo Inzaghi che corre ad abbracciarmi. Lo seguivo ovunque».
Dov’era il giorno della finale di Atene?
«In convitto a Milanello. Quell’anno vincemmo lo scudetto Allievi battendo 4-0 il Genoa. Io segnai 3 reti, così Pippo mi regalò la maglia della doppietta col Liverpool. La conservo come una reliquia. Lui è speciale: a Parma ebbi due gravi infortuni. Gli chiesi un consiglio e mi indirizzò dal suo fisioterapista. Ne uscii più forte».
Dispiaciuto di aver totalizzato solo 9 gare con il Milan?
«Direi di no. C’erano grandi campioni e volevo giocare, così andai a Parma: il primo anno subito la promozione in A».
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